È stato
James Harrison, Presidente della
Bogliasco Foundation, a presentare al pubblico genovese
Charles Rosen, giunto giovedì 23 ottobre a Genova, all'Auditorium Montale, ospite di
Fuori Tempo, manifestazione organizzata dalla
Fondazione Carige.
Personaggio poliedrico, Rosen, perchè musicista, docente e letterato. Due sono i saggi che lo hanno reso celebre: quello dedicato allo
Stile classico e
La generazione romantica. Non solo scrittore, ha insegnato presso la
Harvard University e ad
Oxford, «ma Charles Rosen è soprattutto uno dei migliori pianisti del nostro tempo», conclude Harrison.
La parola passa, poi, ad uno spettatore d'eccezione,
Giuseppe Pericu, che consegna a Rosen un ricordo di Genova: si tratta di un grifo, simbolo della città.
Poi l'attenzione generale è tutta su di lui, il grande musicologo, e sulla sua
Lectio Magistralis: «Scusate se non vi parlerò in Italiano», esordisce, mostrando di avere (anche) una buona conoscenza della nostra lingua. Ma
che cosa significa capire la musica? «Parlando di musica contemporanea, il problema è che o c'è troppo da dire o troppo poco. In realtà se, ascoltando un brano, questo dà piacere, allora si arriverà a capirlo». E sono svariati i motivi per cui si ascolta un certo tipo di musica: «Perchè piace all'amico o per ragioni sociali, ad esempio».
Per Rosen si tratta di un problema antico: «La domanda è sempre la stessa: ma un autore non dovrebbe scrivere ciò che piace al pubblico? In realtà l'artista non ha questa responsabilità: deve solo sperare che la gente apprezzi il suo lavoro».
Per il maestro non si tratta di una "questione morale": «Tutte le arti sono diventate più difficili negli ultimi due secoli, ma se un libro è noioso si fa presto ad accantonarlo, se un concerto è noioso non è facile lasciare la sala senza infastidire gli altri».
Poi Rosen si sofferma sulla
musica classica, che richiede «un gusto colto, una forza di volontà». "L'arte seria", dunque, non è per tutti: «Mozart, ai suoi tempi, non era popolare, nè piaceva ai critici, ma la sua musica veniva suonata perchè amata dai musicisti. Infine anche il pubblico l'ha apprezzata».
In una società senza unità non si può creare un'arte definitiva, scrisse il poeta francese
Mallarmé. Da questa affermazione Rosen trae spunto per introdurre una nuova argomentazione: «Con il Romanticismo nasce l'idea di
arte come riflesso dell'intera società». Un concetto moderno, come lo stesso Rosen sottolinea.
«la musica deve riflettere la vita», conclude il Maestro, che saluta il pubblico di Fuori Tempo suonando il pianoforte. E nell'Auditorium Montale cala il silenzio.
In alto Charles Rosen all'Auditorium Montale. Nella foto in basso, da sinistra, Rosen, Harrison e Pericu.