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E' arrivata in città la mostra itinerante dedicata a Gianni Polidori scenografo e pittore che lavorò a Genova per oltre trent'anni. La mostra realizzata dalla Fondazione Eugenio Guglielminetti - Centro Studi Teatrali e D'arte Figurativa di Asti in collaborazione con il Museo Biblioteca dell'Attore - a cui il maestro ha donato tutti i suoi lavori - dopo essere stata alla Corte fino al 21 dicembre, sarà alla Tosse nella sala Agorà dal 9 al 20 gennaio (orario19.30-21) ed infine verrà ospitata dal Teatro Archivolto dal 7 al 10 febbraio (orario 17- 20).
Polidori si forma all'Accademia di Belle Arti di Roma dove recepisce in particolare l'insegnamento di Renato Guttuso che infatti influenzerà i suoi lavori giovanili. La carriera di scenografo inizia subito dopo la guerra, che lo vede impegnato nelle file della Resistenza. Nel 1947 Polidori si trova a collaborare con Squarzina a cui resterà legato per molti anni, ed è sempre in questo periodo che incontra Corrado Cagli, pittore, ma anche scenografo il cui astrattismo informale applicato al palcoscenico influenzano in maniera determinante il pensiero e l'opera di Polidori. Ogni spettacolo viene realizzato dal maestro in modo autonomo, con uno stile difficilmente classificabile e non predeterminato, egli descrive così il proprio lavoro: "Fare lo scenografo è diverso dal fare il pittore, ovviamente diverso. Perché la scenografia risente dei problemi della committenza, delle esigenze della regia". E' vero lo scenografo non ha libertà di scelta, è condizionato da tanti fattori: dal soggetto impostogli dalla trama dello spettacolo, dalle esigenze del regista e dal fatto che la scenografia ha, innanzi tutto, una funzione pratica, ovvero è al servizio dell'attore e del dramma. Una condizione che è stata spesso fonte di crisi e sofferenze e che l'artista cerca di fuggire dedicandosi all'attività pittorica, più libera, nella ricerca di una via autonoma e nuova d'espressione anche in ambito teatrale. Per raggiungere il risultato desiderato, Polidori usa varie tecniche e mezzi "...la tela dipinta può essere utilizzata in mille modi. Possono, nella stessa realizzazione scenica, convivere tela dipinta, acciaio, materie plastiche e luce. Ciascuna materia-elemento è scelta e utilizzata per raggiungere un determinato risultato espressivo." Pollock e Burri diventano figure di riferimento con cui confrontarsi nella costante ricerca di una teatralità essenziale e sintetica e per un'ideale perfezione artistica. Questa lo porterà a quell'ansia e inquietudine che fortemente si riflette sulla sua opera.
Durante la sua carriera Polidori si impegna con registi che come lui, cercano di dare un nuovo impulso al teatro italiano tra cui Squarzina, Visconti, Luciano Salce, Vittorio Gassman, Orazio Costa, Giancarlo Zagni e molti altri tra cui Corrado Pavolini per il teatro musicale. Importanti sono state le sue incursioni in ambito cinematografico con scenografie curate per Luciano Visconti, Michelangelo Antonioni, Dino Risi e molti altri.
La mostra rappresenta un'occasione unica per ritrovare i segni di tanti spettacoli che hanno fatto la storia del teatro genovese. A partire dalle realizzazioni per lo Stabile degli anni Cinquanta e Sessanta insieme a Luigi Squarzina e poi ancora negli anni Ottanta con Marco Sciaccaluga, fino ad arrivare al lavoro con Giorgio Gallione per il Teatro dell'Archivolto. In mostra e nel catalogo - dove sono accolti i contributi di Maria Idda Biggi, Luigi Squarzina, Lele Luzzati, Marco Sciaccaluga e Aldo Viganò - sono presentati bozzetti, modelli, tavole di scene e costumi in cui si manifesta il costante e ininterrotto tentativo del maestro di ricercare soluzioni alternative e di comunicare nuove forme sperimentali nell'attività teatrale.
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