Venerdì si comincia: il 10 ottobre si apre
Fuori Tempo - dire, fare, sentire la musica oggi, quindici giorni di incontri, dibattiti e concerti in cui Genova diventerà «la capitale della musica italiana». Usa queste parole
Vincenzo Lorenzelli, presidente della Fondazione Carige - che organizza l'evento nell'ambito del progetto quadriennale Laicizzazione delle Muse - per presentare alla stampa il programma delle manifestazioni. «Il nostro scopo», continua, «è coinvolgere la città nella cultura musicale. Genova ha risposto bene ai primi due appuntamenti,
Fuoriscena e
Fuoripagina, ci auguriamo che partecipi con passione anche a questa occasione».
Accanto a lui
Gennaro di Benedetto, soprintendente del Carlo Felice, sorride. Lorenzelli non manca di sottolineare come la Fondazione sia ormai da quattro anni uno sponsor fedele del grande teatro dell'opera genovese: «far coincidere l'avvio di Fuori Tempo con l'apertura della stagione operistica è un segnale forte. Il Carlo Felice deve tornare a rappresentare per Genova quello che ha sempre rappresentato».
Di Benedetto è pronto a cogliere l'assist: «Il Teatro si sta dando un gran daffare, e
stanno arrivando anche molte risposte positive. Il
Viaggio a Reims è stato in parte finanziato - con 250mila euro - da quattro industriali genovesi che hanno chiesto l'anonimato». Un altro campo d'azione del nuovo soprintendente è quello di far uscire il Carlo Felice dai limiti angusti delle quattro mura: «Cerchiamo di tracciare una nuova linea, una nuova presenza, per costruire una rete culturale più larga. Per questo porteremo il Coro a cantare nel carcere di Pontedecimo e all'Albergo dei Poveri».
Prima di dare la parola a
Rita Testa - ideatrice e coordinatrice di Fuori Tempo, cui tocca il compito di presentare il programma - il Presidente, con una giusta punta d'orgoglio nella voce, ricorda come la Fondazione abbia ormai accantonato la cultura dell'erogazione per sposare quella del progetto, e come siano sempre di più i progetti autonomi, nati e sviluppati con le forze interne.
Sfogliando il ricco programma, saltano agli occhi parecchi eventi. «Abbiamo chiamato», comincia
Rita Testa, «alcune persone che vivono in maniera interiore la musica, come quelli che la suonano o la compongono. Ma ci sono anche i gestori e gli organizzatori, che affronteranno il tema delle problematiche economiche e politiche».
Fra gli appuntamenti da non perdere, la Testa si ferma con affetto sull'
omaggio a Luciano Berio: «all'inizio, quando il Maestro era ancora vivo, volevamo chiamarlo a parlare col suo amico Renzo Piano sul tema "costruire la musica", in modo che entrambi potessero raccontarci la loro comune esperienza nella costruzione del Nuovo Auditorium di Roma». Oggi che il grande compositore ci ha lasciato, l'incontro è stato trasformato in una chiacchierata fra gli amici di Berio, che ne tracceranno un ritratto postumo (il 21 ottobre all'Auditorium Montale).
Si preannuncia appassionante anche la
conversazione fra il celebre pianista Stefan Litwin e Nuria Nono Schoenberg, moglie di Luigi Nono e figlia di Arnold Schoenberg.
Tocca invece a
Riccardo Grozio, anche lui ideatore e coordinatore della manifestazione, ricordare come vi siano anche appuntamenti con la musica leggera, come quello dell'
11 ottobre o quello del 13 sulla canzone d'autore.
Ospite illustre della conferenza stampa, il violinista
Ivry Gitlis - ambasciatore della Buona Volontà per l'Unesco, oltre che grande artista - è un vivacissimo ottantenne animato da un entusiasmo strabordante, che parla una sorta di
gramelot in cui mischia allegramente francese, inglese e italiano: «cosa posso dire, il programma è
extraordinario!».
Chiamato a rispondere di cosa si prova a suonare, Gitlis si illumina: «suonare è dimenticare
everything e
voler, volare. Rimskij Korsakov, che è stato il
teacher di Prokofiev, alla fine dell'anno gettava le partiture
par la fenetre e rivolgendosi ai suoi allievi diceva "e adesso volate!"».
«Ricordatevi», continua, agitando le mani per aiutarsi, «che non esistono musiche
superieur ou inferieur. I miei due figli suonano, sì, ma rock-rap-metal: va bene così! Schubert, con i suoi lieder, era
popular, era il Branduardi o il Brel dei suoi tempi».
In ultimo, un pensiero su Genova: «
Genova è Nicòlo Paganini. Paganini è stato una cesura: c'è un
before and after Paganini, un prima e un dopo. E la cosa che mi affascina di più è che Paganini non veniva da una scuola, ma che è venuto dal nulla, studiando per strada».
Nella foto, da sinistra: Rita Testa e Ivry Gitlis (i primi due), Vincenzo Lorenzelli e Gennaro di Benedetto (gli ultimi due)