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La Via dei Tubi

 
Lungo il percorso dell’acqua, attraverso cunicoli e strapiombi. È l’acquedotto del Parco di Portofino che da San Fruttuoso arriva a Camogli
 
   

     
4 settembre 2003
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di
Francesco
Tomasinelli
   
Forse è questa una delle escursioni più entusiasmanti nel circondario di Genova: un sentiero davvero spettacolare, nel Parco Regionale di Portofino, grazie al quale i visitatori ripercorrono l'antico tracciato dell'acquedotto, risalente alla fine dell'ottocento.
L'acqua per gli abitanti di Camogli veniva prelevata sopra San Fruttuoso e portata a valle in una condotta di cemento che fa lo slalom tra la macchia mediterranea e le grandi rocce di conglomerato, entra in anguste gallerie bucando le creste delle montagne e passa vicino ai bunker tedeschi di 60 anni fa.
E' un sentiero che richiede una buona forma fisica ed un certo impegno, oltre a calzoni lunghi ed una torcia elettrica affidabile. Non ci sono grandi dislivelli ma è meglio non soffrire di vertigini, ne di claustrofobia. Un parte del tracciato prevede infatti tratti a strapiombo (con catene a cui aggrapparsi) e l'attraversamento degli stretti tunnel dell'acquedotto.

Il punto di partenza è Pietre Strette, raggiungibile da Portofino Vetta, presso l'Albergo Kulm. Nel bosco seguite per San Fruttuoso, lungo un itinerario ben segnalato. Dopo una ventina di minuti, quando la vegetazione comincia a diradarsi per fare spazio alla macchia, prendete la deviazioni sulla destra, ben visibile, che taglia in costa la montagna, puntando verso Camogli. Dopo qualche passo comincerete a vedere il tubo, un cilindro di cemento largo una trentina di centimetri interrato nel suolo. In alcuni punti è danneggiato ma dentro scorre ancora l'acqua. Sulla sinistra il panorama regala magnifici scorci sulla macchia mediterranea e sulla baia sottostante con l'Abbazia.

Dopo mezz'oretta trovate la prima galleria. Non spaventatevi ed entrate, è lunga circa duecento metri (stima poco affidabile...) ma le curve impediscono di vedere l'uscita.
All'interno non è raro trovare rospi, girini e pipistrelli in cerca di un luogo umido e riparato. Non puntate torce potenti contro questi ultimi per evitare di disturbarli e farli volare via subito (se accadesse, sappiate che NON si impigliano nei vostri capelli!).
Poco più avanti altre due gallerie (più brevi) ed una scala a pioli in metallo vi attendono per portarvi nella parte più selvaggia e stupefacente del Parco, sopra la tutelatissima Cala dell'Oro. A volte il sentiero sembra scomparire tra le vegetazione, ma poi il tubo ricompare, puntando perso Est. In un ora e mezza sarete in prossimità del complesso di bunker tedeschi più vasto ed inaccessibile. Adesso non vi resta che scendere verso le Batterie.
A dire il vero sulla carta è segnalata una deviazione che riporta verso Pietre Strette, ma non sono riuscito a individuarla. Così ho percorso il sentiero fino a San Rocco di Camogli per poi risalire su asfalto fino a Portofino Vetta. In totale è meglio aspettarsi 4-5 ore di cammino e un dislivello in salita modesto, attorno ai 250 metri (la risalita a Portofino Vetta).

Capisco che il percorso tortuoso, difficile da seguire con precipizi, cunicoli e pipistrelli possa tenere alla larga molti gitanti. Il metodo migliore per sperimentarne almeno una parte è contattare l'Ente Parco (Viale Rainusso 1, Santa Margherita Ligure, tel. 0185 289479 fax 0185 285706 - apertura in orario d'ufficio) per il calendario delle escursioni previste con guida al seguito (prenotate almeno 3 giorni prima).
Se siete un certo numero, almeno 5-6, potete anche richiedere il supporto di una guida per organizzare il vostro tour privato.

Sopra: la traversata del primo tunnel.
Sotto: vista sulla baia di Cala dell'Oro dal sentiero, guardando verso Levante.
 
 
 
 
 
 
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