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Ciao a tutti, finalmente riesco a scrivervi! Mi dispiace di non averlo fatto prima ma qui in Tchad la corrente elettrica è un lusso, la linea telefonica funzionante un miraggio e le due cose insieme un vero e proprio miracolo. Sintetizzare in un'e-mail tutto quello che mi è capitato dal
giorno del mio arrivo a N'Djamena fino ad oggi non è per niente facile, ma tento lo stesso.
Sono arrivata a N'Djamena il giorno 4 agosto scorso alle ore 21.30 circa insieme ai miei compagni di viaggio: sono arrivata stanca e soprattutto spaventata per quello che avrei potuto trovare... e le mie paure non erano
poi così infondate. La realtà che mi sono trovata davanti è molto peggio di quanto non avrei mai potuto immaginare: è la realtà della fame e della povertà, conosciuta finora solo attraverso le immagini della televisione, vista da vicino, anzi da dentro, con tutti i suoi colori, i suoi sapori, i suoi odori forti.
L'impatto è stato traumatico: N'Djamena (capitale del
Tchad) è un agglomerato piuttosto grande di case fatte di fango, costruite ai margini di strade che non sono asfaltate: soprattutto durante il mese di agosto e per tutta la stagione delle pioggie anche le vie principali
diventano enormi pozzanghere che non è possibile distinguere dalle fogne a cielo aperto, in cui sguazzano indisturbati bambini mezzi nudi insieme a scrofe ed altri animali. Gli uomini stanno ammassati sui marciapiedi a fare
non si sa bene cosa: le donne portano quasi tutte il velo ma hanno il volto scoperto: il Tchad è un paese in cui domina la religione musulmana ma gli estremismi non sembrano avere molto seguito.
Io ed i miei compagni di viaggio alloggiamo presso la casa della comunità salesiana che si trova nella periferia di N'Djamena, a circa 10 minuti dal centro. La casa è molto carina ed accogliente e noi ci siamo subito abituati alla mancanza di certe comodità: alle 10 di sera siamo già a letto perché viene spento il gruppo elettrogeno (che entra in azione quando manca la corrente elettrica in città, cioè sempre) e noi rimaniamo nel buio più totale, non senza aver prima rimboccato le nostre zanzariere e dato la buona notte ai nostri compagni di stanza (lucertole, gechi, scarafaggi ed altri).
La comunità che ci ospita è formata da tre salesiani, Miguel (attualmente assente), Natalino (detto anche "zio Tazio" e famoso in tutto il paese per il suo barbone da "missionario doc") e Pietro (famoso tra l'altro per il
detto "Carpa Diem", perchè per non avanzare niente si mangia le carpe a colazione) e due ragazzi che stanno studiando per diventare salesiani, Ludovic (Congo) e Margreg (Tchad).
Lunedì 11 al Centre des Jeunes Don Bosco, gestito dai salesiani, è inziata ufficialmente l'"ESTATE RAGAZZI" con centinaia di bambini iscritti. L'apertura delle attività è stata preceduta da una settimana di riunioni organizzative con gli animatori del centro (circa 40), che sono state lunghe e faticose: non è stato facile mettere insieme mentalità, culture e modalità di lavoro così diverse. Ma ad una settimana dall'inizio delle attività siamo tutti molto soddisfatti.
Avrei mille cose da raccontarvi, ma non mi è possibile farlo: mi limito quindi a raccontarvi due aneddoti che spero vi facciano capire quanto, nonostante tutto, ci stiamo divertendo e che esperienza davvero indementicabile stiamo vivendo.
Ieri insieme agli animatori abbiamo fatto una "gita fuori porta", il che da queste parti significa: partire in 45 su due pulmini (complessivamente omologati per la metà delle persone), fare un'oretta di strada piena di buche e pozzanghere, sistemarsi sotto un bell'albero in riva al fiume Chari ed ivi distendere le proprie stuoie, acquistare da un allevatore locale un montone, sgozzarlo, scuoiarlo e farlo a pezzi, successivamente cuocerlo in pentola e sbranarlo letteralmente! Voi lo avete mai fatto un pic nic così? Inoltre, così per scherzo, io e le altre abbiamo iniziato uno stage di danza: abbiamo insegnato il ballo del "CIUAUA" e voi non ci crederete ma ormai è diventato una specie di inno nazionale del Tchad: giriamo per i
quartieri della città e tutti ci salutano facendoci il segno del "CIUAUA" (abbiamo creato dei mostri!).
Insomma, come avrete ormai capito la vostra Alex, sopravvissuta, almeno per ora, alla diarrea del viaggiatore, agli scarafaggi nel letto ed all'assalto
congiunto di bambini e di CIUAUA, è ormai una donna irriconoscibile (anche perché si è fatta fare le trecce africane).
Appuntamento alla prossima avventura!
Ciao a tutti.
Alex
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