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Società & Tendenze

L'approdo

 
mentelocale incontra Claudio Di Tomaso e Loredana Massone dell'Arcigay Liguria. Per parlare di gay, lesbiche e diritti negati
 
   

     
12 agosto 2003
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claudiodona
Lui si chiama Claudio, ha cinquant'anni. Lei si chiama Loredana e di anni ne ha trentotto.
Lui è felicemente fidanzato da diciotto anni. Vive con il suo compagno e un gatto: sembra soddisfatto della sua vita e di quello che ha raggiunto. Claudio è vicepresidente dell'Arcigay Liguria, Loredana ne è il presidente. Anche lei è fidanzata. Con una lei.
Tutto normale, no? No, non per tutti.
Da poco abbiamo letto il documento del Cardinale Ratzinger, che definisce un "dovere morale" dei parlamentari cattolici combattere contro il riconoscimento delle unioni omosessuali.

Dunque per qualcuno i gay e le lesbiche continuano ad essere dei "cittadini di serie B"?
Claudio Di Tomaso risponde citando la frase di un libro che ha da poco letto: «Cos'è l'evirazione del peccato? Un'invenzione atta a coprire la propria mediocrità». Efficace.
Loredana Massone è altrettanto esplicita: «Ci sono persone che, potendo, brucerebbero ancora le donne sui roghi».

Il problema del riconoscimento delle unioni tra gay e tra lesbiche è annoso e la società non sembra essere ancora pronta a risolverlo: «Non credo che l'attuale progetto di legge, presentato da Franco Grillini, sarà approvato. Spero che tra qualche anno, magari nel 2006, le cose possano cambiare», continua Loredana.
Intanto gli Arcigay di tutta Italia hanno risposto al documento emanato dalla Chiesa con manifestazioni di protesta, «ma poco tempo fa qualcuno si è sentito autorizzato ad aggredire Michele Bellomo, presidente dell'Arcigay di Bari».
L'Arcigay Liguria, che comprende anche l'Arcilesbica, è nato nel 1996 e il suo nome, L'approdo, sta ad indicare un "luogo sicuro". Vicino al mare genovese, naturalmente.
Insieme gli attivisti del gruppo discutono e organizzano riunioni e feste. «Un grosso numero di adepti proviene dall'area del ponente», osserva Claudio.

Ma quanto è rimasto indietro il Belpaese nell'ambito delle leggi sulle unioni tra omosessuali?
«L'Italia è l'ultima ruota del carro. Quasi tutti gli Stati, dall'Olanda alla Spagna, alla Francia hanno approvato leggi grazie alle quali gay e lesbiche hanno ottenuto i giusti riconoscimenti». Nel nostro Paese il primo matrimonio omosessuale è avvenuto a Roma nell'ottobre del 2002 presso il consolato francese. In Francia, infatti, è stato approvato il PACS (Patto Civile di Solidarietà e Unione di Fatto), valido anche per le coppie di fatto eterosessuali.
Ma le problematiche che riguardano l'omosessualità sono davvero molte. Mi viene in mente il problema del coming out.

Com'è la situazione in Liguria? Qual è l'identikit del gay e della lesbica che decidono di dichiarare la propria condizione?
«Oggi le cose sono cambiate rispetto al passato», spiega Claudio, «Quando Internet non esisteva i ragazzi che si accorgevano che qualcosa "non andava" temevano l'abbandono e l'emarginazione. Oggi, invece, la rete avvicina le persone. Senza contare che ormai l'omosessualità è diventata quasi una moda».

E le donne come reagiscono oggi?
Risponde Loredana: «Ci sono signore cinquantenni che si sono sposate per non rivelare le loro tendenze sessuali. Le nuove generazioni sono diverse: ho incontrato ragazze che, a diciotto anni, hanno confessato ai familiari di essere lesbiche».

continua...
 
 
 
 
 
 
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