Da queste annotazioni si vede come sia possibile pensare al "flaneur contemporaneo" come a un "vaga-blogger", un internauta circondato da alcuni elementi mediatici e di consumo. Il flaneur del contemporaneo non legge la pagina cittadina del suo quotidiano se vuole sapere cosa fanno al cinema o quali sono i ristoranti etnici di tendenza, ma fa un passaggio su , e da quella via dà una occhiata anche al meteo (le previsioni televisive sono in declino, si leggono su internet, si guarda attraverso web cam sparse in ogni parte del mondo cosa succede altrove. Vedremo se Fabio Fazio, abile rimescolatore di scorie passate e presenti, riuscirà a rinnovarle nel suo nuovo programma).
Attorno al "new-flaneur" trasmissioni come The bachelor, che attualizzano l'antico harem (o il moderno venditore di cocomeri, come ha scritto qualcuno, ma non cambia molto), Amici di , che rappresenta l'educatrice del contemporaneo, la creatrice di pedagogie formative che in televisione nascono, in televisione vivono e in televisione finiscono. Il programma che prima si chiamava Saranno Famosi (e per i ragazzi del 2003 che vogliono fare spettacolo, diventare famosi non è più la conseguenza di un lavoro ben fatto, ma è un fine in sé). Ancora, in questa ideale passeggiata troviamo giornali come Chi e Novella 2000, vere bibbie dove il presente è gossip e trash che si confondono, si avvolgono, si intrecciano come Briatore con la sua nuova fidanzata al Billionaire.
Se all'epoca di Benjamin appariva per la prima volta "il feticcio merce" esaltato dalle grandi Esposizioni Universali, adesso possiamo dire che si fatica a trovare luoghi "liberati" dalle merci. Luoghi senza feticci di consumo. I templi del consumo sono diventati perenni e non saltuari (cosa sono certi ipermercati con architetture ridondanti, leziose, che richiamano i passages parigini, ma anche la struttura della città antica , come la Fiumara, a Genova, se non la versione permanente dell'antica Esposizione Universale?). Si trascorre fra la merce il tempo liberato dal lavoro. Si fatica per produrre denaro e poi usarlo, l'uomo del contemporaneo è "Homo videns" e "Homo consumatore". Vedere la merce, carezzarla, progettarne l'acquisto diviene elemento di piacere. Un piacere di cui i pubblicitari e le grandi multinazionali hanno già pianificato le strade, i percorsi obbligati. È di poco tempo fa uno spot: "Preparatevi a desiderarla". Si trattava di una macchina, e già era pianificato che sarebbe entrata nel nostro immaginario.
Ma a parte questo rapporto coi consumi, che può essere manipolatorio e malsano e va ripensato individualmente, la flanerie contemporanea può essere molto divertente. La televendita è una delle liturgie principali del nostro presente di consumatori teledipendenti. E non posso non arrivare a lei. La regina, la grande madre badessa dell'urlo televisivo la cui pettinatura (non quella attuale post-carcerazione, ma quella mitica di quando si rivolgeva in tivù urlando ai ciccioni quanto le facessero schifo) ho proposto venisse esposta alla Biennale di Venezia. Una delle migliori imbonitrici del "feticcio merce", Wanna Marchi (foto nella pagina precedente). Ho scovato un sito dove si può anche sentire la sua voce: . Lei e il cantante Marilyn Manson (foto in questa pagina) hanno molti punti in comune.
Ardito l'accostamento? Non direi. Entrambi del contemporaneo hanno assorbito le scorie, i residui, le debolezze, la spazzatura, le paure, le superstizioni, li hanno deglutiti e poi rigurgitati, chi in un mondo chi in un altro, per pubblici e utenti diversi. Ma l'operazione è la medesima. Possono infastidirci perché in loro decifriamo frattaglie di quello che viviamo, delle nostre credenze, dei nostri fantasmi.