Come ogni anno si fa sospirare: «non gli danno i permessi», «no, glieli darebbero ma non ci sono gli spazi», «mancano i soldi», eccetera. Una lunga serie di falsi allarmi, che in ogni altra parte del mondo sarebbero ansie risibili per un appuntamento di questo spessore, ma Genova no, a Genova sono preoccupanti perché
maniman...
E invece anche quest'anno i ragazzi della Psyco ci sono riusciti:
il Goa Boa 2003, il sesto, è realtà. L'unico vero appuntamento con la musica popolare contemporanea (o "giovane", o "rock", o come accidenti preferite) che la città concede ai suoi abitanti si farà.
Sesta edizione, quinta location. Il Goa Boa fa di necessità virtù e si sposta, gli spazi a Genova sono preziosi e le sette note devono lottare come tigri per trovare un buco dove piazzare un palco per quattro giorni. Il 2003 sarà alla
Piazza del Mare,
al coperto della nuova immensa tensostruttura della Fiera, dal 10 al 13 luglio.
Non è l'unica novità: cambia la formula (invece del
last minute abbiamo un
aperitivo, il 3 luglio) e aumentano i concerti, invece di sei sono
dieci al giorno. In ultimo, in contemporanea col Festival viene presentata la prima edizione di
LOB - Life on Board, la prima fiera dell'Europa mediterranea dedicata agli sport su tavola.
Come sempre, il programma del Goa Boa offre uno sguardo a 360 gradi sul panorama musicale europeo (ma non solo), abbinando grandi nomi a musicisti meno noti ma spesso più interessanti.
Si comincia
giovedì 3 luglio, ore 19.00, quando il sipario si aprirà su
Carmen Consoli, Dionysos e Sharko. Quello di Carmen è un
lieto ritorno e ormai la ragazza non ha bisogno di presentazioni, mentre magari bisognerà dire in giro che i
Dionysos sono stati votati "miglior gruppo francese del mondo sul palco" e che ricordano a tratti i Noir Desir. Quello che propone il belga
Sharko è invece un indie-rock ricercato e accattivante.
Dopo l'anteprima del 3 luglio, il Festival vero e proprio comincia
giovedì 10, alle 16.00.
Super-giornata... ad aprire le danze - ormai la voce si è sparsa - è
Skin, preceduta dai
Marlene Kuntz (ci sarà naturalmente spazio per il duetto della "Canzone che scrivo per te"), mentre le "scoperte" del giorno portano il nome di
Dalek e Daniel Johnston. Il primo, americano, propone un rap con superbe campionature praticamente di ogni genere (jazz, rock, Pink Floyd, afro), mentre
Daniel Johnston - americano anche lui - si definisce «artist, singer, songwriter, pilgrim of indie music with 27 albums, hundreds of songs, and thousands of fans». Se ci aggiungiamo che i suoi fan sono Lou Reed, Tom Waits e Matt Groening (sì, il papà dei Simpsons)... non so voi ma io mi sono incuriosito!
A chiudere (in verità ad aprire), spazio ai micidiali riff crossover degli
Inme, ai portoghesi
Blind Zero e alla triade di gruppi italiani:
One Dimensional Man (bluescore),
Julie's haircut (rock molteplice) e ai nostrani
Numero 6,
the next big thing in città.
[CONTINUA]