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È lunedì. Ricomincio questa settimana presa dai mille impegni di sempre: stabilimento balneare e piscina sostituiscono palestra e centro estetico nel tentativo, forse vano, di sopravvivere al caldo umido di questi giorni in cui i vestiti ti si appiccicano addosso e il trucco cola sulla pelle lucida di sudore... che schifo!
Mentre sono sdraiata a prendere il sole squilla il cellulare e per poco non cado dalla sdraio: è Enrico il quale mi dice che si trova a Genova, e che ha bisogno di parlarmi con una certa urgenza. Prendiamo appuntamento per l'ora dell'aperitivo. Va beh, sarà meglio che vada: sono le 2 del pomeriggio e cinque ore di preparativi mi sembrano appena sufficienti per poter sperare di rendermi presentabile.
Lo porto in un locale nei vicoli: non ci sono mai stata, ma dalle informazioni assunte nel pomeriggio dovrebbe essere abbastanza alternativo per potergli piacere. Ci sediamo, prendiamo due negroni -"speriamo che lo sciolgano"- e cominciamo a parlare di cose più o meno banali. Poi lui si fa improvvisamente serio e nella frazione di secondo che precede il suo discorso mi passa davanti la scena dell'imminente dichiarazione d'amore e del nostro futuro insieme (nipoti e nozze d'oro compresi).
Ma l'argomento non è l'amore come qualsiasi persona normale avrebbe potuto prevedere, Enrico mi vuole parlare del viaggio di quest'estate. I programmi erano che mi sarei unita a quelli che lui avrebbe accompagnato a Nairobi nel mese di luglio, ma ora sono cambiati. Un altro gruppo partirà ad agosto per il Chad, più precisamente per N'Djamena, la capitale, dove si trova un oratorio gestito dai salesiani. Il progetto è quello di organizzare con gli animatori locali un'estate-ragazzi, ossia una specie di colonia estiva per i bambini del posto, ed è quindi fondamentale la conoscenza della lingua francese. Di tutte le persone che vi partecipano, solo una la parla con una discreta padronanza, e dato che io l'ho studiato per diversi anni e lo conosco perfettamente (anche perché sono stata in Francia non so nemmeno quante volte), l'ONG ha ritenuto che io sarei adatta per un'azione di affiancamento/supporto a questo gruppo.
Enrico sembra molto felice per me e soprattutto molto orgoglioso: non posso che fingere entusiasmo e gratitudine ...
Giunta a casa mi butto sul letto e piango per un'ora: queste le cose che mi sono rimaste impresse e che mi martellano in testa: bambini, cioè quegli esseri umani di misura ridotta che rompono le palle continuamente e che quest'estate saranno almeno 700..., gruppo di 4 persone formato da tre donne ed un uomo, anzi un prete, il che significa brividi a non finire nella mia lunga e calda estate africana, ma soprattutto Enrico in Kenya, ed io in Chad, in mezzo chilometri e chilometri di deserto, di strade non battute e di mine antiuomo.
A proposito, ma dove diavolo è il Chad?
Mi toccherà navigare un po' su internet e tirare fuori il sempre utile atlante delle elementari, da quanto mi ha detto Enrico non è un Paese di cui si parla molto...
La prossima volta vi farò sapere nel frattempo, se voi trovate qualcosa, scrivetemi.
Ciao a tutti.
La vostra inconsolabile Alex
di Jessica