Da quando ho saputo che sarebbe andato in tv, ho considerato la possibilità di riaccendere l'angoscioso apparecchio.
Le ho viste tutte le puntate di
Bulldozer e, da casa, ho trepidato e sudato con lui, Fabrizio.
È tornato a Genova e domenica 22 giugno (ore 21.30), insieme a Enrique Balbotin, apre le serate di
Ridere d'agosto ma soprattutto prima.
Quattro chiacchiere al telefono, fanno sempre bene. Specie con un vecchio collega che tante volte ci ha fatto ridere qui a mentelocale.it , e che è stato il primo e l'unico a farsi
un'autointervista (leggi i suoi articoli nella rubrica Musica e notte e Modi e Mode, oppure affidati a questa breve selezione:
Le donne: tantriche o coniglie?,
La versione di Barney, un grande romanzo,
Le faremo sapere... Avanti un altro!,
mentelocale vintage: l'intervista a Gino Paoli,
I must di mentelocale,
Chi non lavora non fa l'amore).
Come ci si sente a tornare a Genova da Milano?
È un ritorno alle origini. A Genova posso fare cose che non facevo da tempo, in genovese. Sperando che ci sia stata un'evoluzione nel mio modo di fare spettacolo.
Cosa racconti dell'esperienza milanese? Com'è andata?
Milano è stata molto formativa. Lì vedi com'è il cabaret. L'ho sperimentato con
Diego Abatantuono, nel
Colorado Café Show alla
Salumeria della musica, un famoso jazz club milanese. Parlo di quello vero, dove è previsto un ruolo molto diverso e attivo del pubblico. Un pubblico che interviene. Personalmente, non lo amavo molto, perché io canto, suono... Però devo ammettere che è bello confrontarsi.
Il prossimo anno con Diego e questa formula già rodata, saremo in TV su Italia 1.
Parlami del tuo rapporto con Diego.
Ottimo. È sempre con noi. Ama bere, mangiare e gli piacciono le belle fighe. L'unico problema è che io non sono tifoso per cui, da buon sciovinista e misogino, la butto sempre su altri argomenti.
E Bulldozer, la trasmissione con Vergassola su Rai Due?
Un'esperienza decisamente nuova. Non avevo mai fatto tv a questo livello. Non sapevo come fare comicità suonando e cantando. E poi era rischioso, perchè era su una rete (Rai Due
ndr) non proprio adatta a questo tipo di programma.
Comunque, all'interno della trasmissione sono riuscito ad avere uno spazio mio. Ho imparato che, oggi in TV, devi avere un tormentone per avere successo come comico.
Bello: perché ti vede un sacco di gente.
Brutto: perché ogni volta è come se fosse l'inizio e la fine, devi sempre spiegare tutto, avere capacità di sintesi.
Molto interessante è stato scrivere cose nuove insieme agli autori della trasmissione, che hanno tempi molto diversi.
E il futuro come lo vedi?Continuerò a fare tv. Più avanti però vorrei fare musica. Vorrei fare ancora Radio. La radio mi ha veramente entusiasmato: hai più possibilità di espressione, un pubblico più fedele, un'infinita gamma di effetti speciali a disposizione che ti fanno lavorare di fantasia.
Mi hai parlato molto di pubblico e delle sue reazioni. Sei molto attento, come lo vivi?
Il pubblico rappresenta l'unico modo con cui ti puoi pagare l'affitto. In campo comico gli spettatori sono molto più propositivi. Se devo farti ridere devo osservare le tue reazioni. E questa è la parte stimolante del lavoro. Io la
comicità ascellare non la amo e non la faccio, però premia. Nelle mie corde non c'è. Credo di essere più un umorista che un comico.
Colpo di scena insieme a Fabrizio c'è anche Enriquez Balbotin e forse - pare si mormora non si sa - anche Ceccon.
Non ci conosciamo di persona ma il primo impatto è subito molto amichevole.
E tu cosa mi dici del tuo ritorno?
È sempre bello tornare. Se avessi partecipato al concorso per te
Amare Genova significa, avrei risposto:
Amare Genova significa lavorare a Milano.
Tornare è: tornare al fresco in Vico del Fico, con la mia fresca fidanzata e i miei freschi amici.
Riprendere il discorso - non abbiamo mai smesso di essere in contatto - con Lisa (Galantini
ndr) e Andrea (Ceccon
ndr).
Sogni, progetti, idee, programmi?
Idee: Fare un telefilm che prenda per il culo i telefilm polizieschi tedeschi.
Programmi: diverse serate in giro per piazze e spiagge della Liguria.
Progetti: il Colorado Show su Italia 1.
Sogni: fare un film con Diego.
Un giudizio sull'anno appena trascorso?
Bellissimo, ma lo sapevo perché era anche il mio anno fortunato: 34 anni. Il prossimo so già che sarà sfigato.
Fa felice aver bucato un ambito territoriale, quindi sentire che gente di Belluno, Napoli, Forlì usa il tuo slang, anche i bambini...
Li lascio un po' a malincuore perché l'intervista è stata un po' una performance esclusiva dei due comici.
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