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Sono le undici di lunedì mattina e mi sono appena svegliata. Voi non potete proprio capire cos'è stato il mio week end! Se non ricordo male vi avevo già parlato del corso di preparazione che dovrò frequentare per andare in Africa quest'estate.
Bene, il primo incontro cui ho partecipato si è tenuto proprio questo fine settimana, in una specie di monastero nell'entroterra toscano. Mi sono presentata vestita in modo impeccabile, firmata dalla testa
ai piedi, mutande comprese. Sono scesa dalla mia decappottabile con occhiali da sole sulla testa e sacca sportiva in spalla. Appena sono entrata nella sala che mi è stata indicata come sede del corso mi sono ritrovata davanti una quindicina di persone sedute in cerchio.
Subito non ho capito se ero capitata nel pieno di una riunione scout o in una seduta di alcolisti anonimi e, mettendo un sorriso di circostanza, ho detto «Scusate, devo aver sbagliato stanza», e ho richiuso la porta dietro di me. Il cartello affisso all'esterno mi confermava che purtroppo, ero nel posto giusto e così, fingendo la maggior disinvoltura possibile, sono scivolata nuovamente dentro la stanza.
Il momento più imbarazzante è stato quello delle presentazioni: «Parlaci
di te: da dove vieni? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?» ecc... Sono
diventata rossa (strano, non mi capita mai!) e ho risposto titubante: «Mi
chiamo Alex, vengo da Genova» e stavo per dire "anch'io bevo" ma, fortunatamente,
mi sono fermata in tempo.
Ripensandoci però il momento più brutto in assoluto non è stato quello delle presentazioni bensì quello delle "motivazioni": qui danno molta importanza al perché si sceglie di fare un'esperienza di volontariato in Africa: mica
potevo dire che "la voglio fare per finire in copertina", non avrebbero capito! Così mi sono imbarcata in un discorso patetico da cui non riuscivo ad uscire. Meno male che mi è squillato il cellulare a interrompere la mia arrampicata
libera sugli specchi e «I telefonini si tengono spenti durante le riunioni!».
Accidenti che scorbutico questo! Non gli devo essere molto simpatica: forse lui sa che sono raccomandata? Anzi, lo sa per forza visto che, come vengo a sapere dopo, è Enrico, uno degli organizzatori del corso. Mi sono scusata
e ho spento il cellulare: in effetti per un organizzatore non dev'essere
il massimo della vita trovarsi tra i piedi, per di più a metà corso, una come me che non solo è, come dire, "avulsa" dal contesto ma anche disturba.
Sì, perché in effetti mi sono lamentata più volte: ma che avrei dovuto fare? Più che una scuola di preparazione sembra un corso di sopravvivenza: pensate che ci hanno costretti a dormire tutti insieme in uno stanzone, ognuno dentro uno scomodissimo sacco a pelo posizionato sopra un ancora più scomodo materassino! Però, tutto sommato, è andata meglio del previsto: il cibo era ottimo, i compagni un po' troppo alternativi per i miei gusti, ma simpatici. Enrico, poi, ha occhi fantastici, capelli lunghissimi ed una voce profonda e sensuale. Peccato che mi detesti!
È giunta l'ora del massaggio: devo riprendermi dal mal di schiena e dallo stress della "vita di comunità" a cui ho sempre saputo di essere allergica.
Vi racconterò il seguito del corso nelle prossime puntate, sempre che non mi caccino prima!
Ciao
Alex
Jessica