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Josef è depresso

 
L'agente segreto libanese forse non è tagliato per la ristorazione. Sarà il caso di tornare in azione? Di Andrea Comparini
 
   

     
19 maggio 2003
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uzi
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Sono passati solamente due mesi da quando ho preso la decisione di ritirarmi dalla mia vecchia attività e mi sembra un secolo. In questo periodo ho rifiutato un paio di lavoretti "giusti" perché non volevo arrendermi alle prime difficoltà ma, pur mettendo tutto l'impegno possibile, temo proprio che la vita del ristoratore non mi si addica. Va bene cucinare il kebab se inviti a cena una trentina di amici; va bene perché il kebab te lo gusti insieme a loro, ma quando si tratta di prepararlo giornalmente per la clientela il discorso cambia. E poi ve la raccomando la nostra clientela: una masnada di tirchi brontoloni solo capaci di lamentarsi del conto salato, del cibo speziato e del servizio inefficente, come se, invece di essere cresciuti a pita e cumino si fossero nutriti con insipidi piatti francesi ed avessero vissuto, invece che a Beirut, in qualche frenetica metropoli occidentale. Che poi nessuno di loro ha la minima idea di quanto possa costare un semplice hamburger dal gusto plastificato in una orrenda paninoteca di Londra, Tokio o Sidney....altro che i nostri prezzi!
Insomma ci sono dei momenti che mi verrebbe voglia di uscire dalla cucina e prendere un paio di questi stronzi e ridurli come la Cecenia dopo il passaggio dell'Armata Rossa, ma non posso perché Alida, la più commerciale delle mie mogli, me lo ripete spesso che il cliente ha sempre ragione, e sarà così, ma comincio a sentirmi più depresso di George Bush quando non trova stati canaglia da poter bombardare. Che sia un momentaccio lo intuisco dal fatto che non ho più voglia di giocare con i miei figli nè alla battaglia navale, nè a risiko, per non parlare dei soldatini di plastica che per autopunizione ho mandato in congedo illimitato.

Quello che però ha maggiormente preoccupato i miei familiari è l'avermi visto commuovere davanti alla televisione durante una telenovelas brasiliana, una cosa inaudita considerando che fino all'altro giorno avrei frantumato lo schermo con una bella raffica di Uzi, la mitraglietta di fabbricazione israeliana punta di diamante del mio ricco arsenale. Perchè bisogna ammetterlo: i sionisti non saranno simpatici(anche se a Tel Aviv girano splendide ragazze che l'unica cosa di antipatico è che mi fanno alzare la pressione), ma quando si tratta di giocare alla guerra hanno sempre carte di tutto rispetto, non come la mia gente che al massimo potrebbe vincere il campionato mondiale di lippa.
Vi stavo dicendo che in casa sono tutti preoccupati per me, e proprio ieri sera, che era la serata in cui il locale è chiuso per turno, davanti ad un gigantesco cous cous, sostanzialmente sono stato licenziato. Dopo avermi riempito di coccole e di vino, mogli e figli, dato che mi vedono nervoso e stessato, mi hanno consigliato un periodo di vacanza. Hanno aggiunto che non mi devo preoccupare e di prendermi tutto il tempo necessario, e che se ritenessi opportuno allontanarmi da Beirut per un periodo loro capirebbero. > Un pò stordito dal lauto pasto ho accolto l'invito con gioia ed anche con un pizzico di commozione, ma ora, con la luce del sole e lo stomaco meno satollo, mi sento ferito come raramente in passato. Non voglio dare colpe alla mia famiglia, so che agiscono per il mio bene, ma già mi vedo passeggiare stancamente per il lungomare di Beirut con la radiolina nella tasca ed il sacchetto di pane raffermo da offrire ai gabbiani. Il suono del cellulare mi distrae dai pensieri, rispondo: una voce conosciuta mi riporta al presente, poche parole ed un invito che questa volta non rifiuterò.

Andrea Comparini
 
 
 
 
 
 
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