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Sono passati solamente due mesi da quando ho preso la decisione di
ritirarmi dalla mia vecchia attività e mi sembra un secolo. In questo
periodo ho rifiutato un paio di lavoretti "giusti" perché non volevo
arrendermi alle prime difficoltà ma, pur mettendo tutto l'impegno
possibile, temo proprio che la vita del ristoratore non mi si addica. Va
bene cucinare il kebab se inviti a cena una trentina di amici; va bene
perché il kebab te lo gusti insieme a loro, ma quando si tratta di
prepararlo giornalmente per la clientela il discorso cambia. E poi ve la
raccomando la nostra clientela: una masnada di tirchi brontoloni solo capaci
di lamentarsi del conto salato, del cibo speziato e del servizio
inefficente, come se, invece di essere cresciuti a pita e cumino si fossero
nutriti con insipidi piatti francesi ed avessero vissuto, invece che a
Beirut, in qualche frenetica metropoli occidentale. Che poi nessuno di loro
ha la minima idea di quanto possa costare un semplice hamburger dal gusto
plastificato in una orrenda paninoteca di Londra, Tokio o Sidney....altro che i
nostri prezzi!
Insomma ci sono dei momenti che mi verrebbe voglia di uscire
dalla cucina e prendere un paio di questi stronzi e ridurli come la Cecenia
dopo il passaggio dell'Armata Rossa, ma non posso perché Alida, la più
commerciale delle mie mogli, me lo ripete spesso che il cliente ha sempre
ragione, e sarà così, ma comincio a sentirmi più depresso di George Bush
quando non trova stati canaglia da poter bombardare. Che sia un momentaccio
lo intuisco dal fatto che non ho più voglia di giocare con i miei figli nè
alla battaglia navale, nè a risiko, per non parlare dei soldatini di
plastica che per autopunizione ho mandato in congedo illimitato.
Quello che però ha maggiormente preoccupato i miei familiari è l'avermi
visto commuovere davanti alla televisione durante una telenovelas
brasiliana, una cosa inaudita considerando che fino all'altro giorno avrei
frantumato lo schermo con una bella raffica di Uzi, la mitraglietta di
fabbricazione israeliana punta di diamante del mio ricco arsenale. Perchè
bisogna ammetterlo: i sionisti non saranno simpatici(anche se a Tel Aviv
girano splendide ragazze che l'unica cosa di antipatico è che mi fanno
alzare la pressione), ma quando si tratta di giocare alla guerra hanno
sempre carte di tutto rispetto, non come la mia gente che al massimo
potrebbe vincere il campionato mondiale di lippa.
Vi stavo dicendo che in casa sono tutti preoccupati per me, e proprio ieri
sera, che era la serata in cui il locale è chiuso per turno, davanti ad un
gigantesco cous cous, sostanzialmente sono stato licenziato. Dopo avermi
riempito di coccole e di vino, mogli e figli, dato che mi vedono nervoso e
stessato, mi hanno consigliato un periodo di vacanza. Hanno aggiunto che
non mi devo preoccupare e di prendermi tutto il tempo necessario, e che se
ritenessi opportuno allontanarmi da Beirut per un periodo loro capirebbero.
> Un pò stordito dal lauto pasto ho accolto l'invito con gioia ed anche con
un pizzico di commozione, ma ora, con la luce del sole e lo stomaco meno
satollo, mi sento ferito come raramente in passato. Non voglio dare colpe
alla mia famiglia, so che agiscono per il mio bene, ma già mi vedo
passeggiare stancamente per il lungomare di Beirut con la radiolina nella
tasca ed il sacchetto di pane raffermo da offrire ai gabbiani. Il suono del
cellulare mi distrae dai pensieri, rispondo: una voce conosciuta mi riporta
al presente, poche parole ed un invito che questa volta non rifiuterò.
Andrea Comparini