Pietro Tarallo è «un nomade per vocazione e uno stanziale per necessità». Sono parole sue.
Vive a Pieve Ligure, ma viaggia sei mesi l'anno, girando il mondo. Scrive reportage per i più importanti magazine italiani (Airone, Gente Viaggi, Repubblica delle Donne, Dove) e guide turistiche che parlano di angoli lontani del pianeta, soprattutto di America-latina e Asia. È stato in India trenta volte. Dal 1981 ad oggi ha scritto guide turistiche per la
Clup-Utet,
Piemme,
Rizzoli, libri fotografici per
Idea Libri e White Star. Ultimamente, la maggior parte della sua produzione è pubblicata da
Ulysse Mozzi.
Come è diventato viaggiatore?
«Nasco come pubblicitario. Alla fine degli anni Sessanta lavoravo con lo studio Testa di Torino. A 26 anni ho deciso di lasciare tutto e sono partito con un gruppo di amici per un lungo viaggio in Afghanistan, con l'obiettivo di arrivare in India. Abbiamo attraversato tutta l'Asia in camper, senza prendere l'aereo, ma dopo il solito litigio ognuno è tornato indietro con i propri mezzi. Io sono rientrato in Italia attraverso l'Iraq, Bassora e Baghdad, risalendo il Tigri e l'Eufrate. Sono passato nel territorio dei curdi, un popolo meraviglioso, e sono stato espulso».
E da quella volta non si è più fermato...
«Una volta rientrato in Italia, ho preso una laurea in lettere e ho iniziato ad insegnare nei licei. Nel frattempo ho cominciato una collaborazione con
La Stampa. Nel 1981 la Clup pubblica la mia prima guida sull'
Indonesia. Da allora è stato un susseguirsi di collaborazioni con le maggiori riviste di settore».
E si è occupato anche di una cosa particolare, la Guida ai monasteri d'Italia, che è diventato un best seller.
«Infatti. Negli anni '90 imbocco il filone del turismo religioso che, ho scoperto, riguardava almeno un milione e centomila viaggiatori. Tutto nasce da un reportage sul "cammino da Santiago de Compostela". Il libro ha avuto molto successo, e sempre per la
Piemme, ho poi pubblicato
La guida ai Monasteri d'Europa e la
Guida ai Monasteri del Mondo, tutti scritti a quattro mani con Gian Maria Grasselli».
Oggi vive più in Italia o all'estero?
«Grazie ad una collaborazione con la casa editrice Ulysse Mozzi vivo sei mesi in Italia e sei mesi in giro per il mondo. Sono rientrato a marzo da un viaggio di cinque mesi attraverso il sud e centro America: Equador, Guatemala, Panama, Costarica, Nicaragua, Honduras e Messico. Ho conosciuto fenomeni sociali ed economici impensabili. In Nicaragua esiste un'isola dove c'è un paesino, Blue Field, in cui un signore monopolizza il commercio delle pinne di pescecane dirette al mercato cinese. È un paesino strategico, da cui passa anche tutto il traffico di cocaina e delle aragoste diretto negli Stati Uniti».
continua