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antonio sorrentino
 
Il mondo visto da sotto
 
Antonio Cosentino, giovane speleologo genovese, racconta la magia della grotta. Un mondo a parte, dove muta la percezione del tempo e di sé
 
   

     
28 marzo 2003
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di
Donald
Datti
   
«Scendere in una grotta è un'esperienza che può cambiarti la vita. L'importante è avere un approccio giusto». A parlare è Antonio Cosentino, giovane speleologo genovese che ha dato vita, assieme ad Alessandro Avarino, al C.R.I.G., Centro Ricerche Ipogee Genova.
Antonio ha trent'anni e una grandissima passione, la speleologia. Che non è, assicura, una disciplina per fuori di testa votati a esperienze "no-limits". «Lo speleologo non è un pazzo furioso alla ricerca di un'emozione sportiva. Semmai va alla ricerca dell'acqua, che è lo scopo per cui è nata la disciplina». Cerca l'acqua, e può succedere trovi qualcosa di più: «Capita che si parta per esplorare una bella grotta, e finiamo per trovare noi stessi. C'è un'energia che in città non si riesce a captare. Io la definisco "paranormale", nel senso che non è usuale, sfugge dalla quotidianità».

Antonio parla con passione, fa venire voglia di prendere e scendere fino al centro della terra. Ma non è consigliabile.
«Per fare speleo ci vuole preparazione, o bisogna essere con qualcuno che sia esperto. Questo è importantissimo. Noi portiamo in grotta tanta gente, ma bisogna scoraggiare chi non ha esperienza a scendere da solo. Si entra in contatto con un mondo che non è il nostro...». Il regno del buio e del silenzio assoluti, dove il bioritmo viene alterato. Un mondo che, per certi versi, fa un po' paura...
«La paura del buio ci viene inculcata dall'infanzia. Vincerla vuol dire ritrovare qualcosa che abbiamo rimosso. Le paure, del resto, sono semplicemente tasselli chiusi nella nostra testa ai quali non sappiamo dare risposta. Il buio, la profondità, ci riportano alla fobia di rimanere seppelliti vivi». Tutto sommato, spiega Antonio, «il modo di rapportarsi al buio è legato al proprio modo di rapportarsi a se stessi». Sembra filosofia, e in fin dei conti l'approccio alla speleologia ha molto dello spirituale.

Altro aspetto fondamentale è quello della compagnia: «Devi trovarti bene con la persona che scende in grotta con te, perché lo spazio è limitatissimo, ridotto a pochi centimetri, e bisogna essere ben disposti a condividerlo». Spesso si creano situazioni di confidenza assoluta: «Non hai idea di quello che ti racconta la gente quando sei sotto terra, cose che non confiderebbe nemmeno al suo psicanalista».

Oltre all'aspetto "filosofico", di fondamentale importanza è quello scientifico. Recentemente ha fatto sensazione che, sotto il liceo D'Oria, ci fosse una galleria artificiale, un rifugio antiaereo, dove si sono verificati fenomeni di "concrezione" molto interessanti. «La galleria la conosciamo da 14 anni. In questo periodo stiamo girando un documentario, La città nascosta, e siamo scesi per delle riprese. Abbiamo trovato canule e posuliti straordinari, che creano un effetto davvero affascinante». Le canule, per capirci, sono giovani stalattiti, mentre le posuliti sono le cosiddette "perle di grotta", che non hanno nessun valore commerciale, ma sono molto belle a vedersi. Il C.R.I.G., in collaborazione con l'assessorato alla Riqualificazione Urbana, intende utilizzare la galleria per scopi didattici.

Ma la passione porta Antonio molto lontano da Genova. «Dal 1998 al 2002 abbiamo fatto quattro spedizioni in Islanda. Abbiamo scoperto due grotte e realizzato la più vasta documentazione esistente» (per avere un'idea di quello che è successo nel viaggio consulta il curatissimo sito iceland2001.com). Il video, proiettato al Raduno Internazionale di Speleologia di Montello, è stato tanto apprezzato che il C.R.I.G. è stato invitato a partecipare a una spedizione a Cuba, ad aprile. Dal freddo dell'isola di ghiaccio ai tropici. Uno pensa a Cuba e si immagina il sole, il mare, il rum. Al limite le belle ragazze. «Ma l'isola è uno dei più interessanti siti speleologici del mondo, ci sono molti fenomeni carsici». L'avventura si annuncia avvincente. «Certo ci manca una ragazza: ne stiamo cercando una che sappia bene l'inglese, sia sportiva e abbia la passione per il giornalismo: dovrà occuparsi di fare le interviste per il video».
 
 
 
 
 
 
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