L'arte è una questione di scelte.
L'opera che
Sancho Silva (
foto sopra) ha pensato appositamente per
Pinksummer si presenta come una serie di contrapposizioni: dentro-fuori, soggetto-oggetto, tempo reale-tempo relativo. Ma anche, più banalmente, come la contrapposizione ascensore-scale. La scelta di salire al terzo piano di Palazzo Canevari (in via Lomellini 2), sede della galleria, in ascensore o per le scale, non determina solo la differenza tra un respiro più e uno meno affannato, ma anche e soprattutto il modo di vedere e di fruire l'installazione.
La
Time Capsule (
foto sotto) di Silva è un progetto che ri-costruisce lo spazio e ri-pensa il tempo, e di conseguenza impone una riflessione sul rapporto tra lo spettatore e l'opera, ma anche tra spettatore e spettatore.
L'installazione è una sorta di tunnel di legno, un diaframma che allo stesso tempo unisce e divide due sale della galleria, quella alla quale si accede dalle scale e quella dalla quale si accede dall'ascensore. Il legno incornicia la porta alta quattro metri e la ridimensiona: un corridoio con soffitto discendente e pareti convergenti si spinge fin dentro il secondo salone e disegna una nuova prospettiva, fino a una "scatola" di vetro, che permette di vedere il salone, ma non di entrarvi. Allo stesso modo, chi è nel salone, non ha accesso al tunnel e alla prima stanza.
«Chi è nella capsula si trova ad essere soggetto, protagonista dell'opera: guarda quelli che sono aldilà del vetro», spiega Silva. «Nella Time Capsule c'è una situazione dove il tempo è soggettivo». Ma anche lo spazio è soggettivo: la scatola di vetro delimita un'area che ridimensiona la grandiosità del salone secentesco con soffitti alti dieci metri. Ma, caso strano, non è chi è chiuso nella "gabbia" a sentire una forma di disagio, bensì chi sta fuori, gli spettatori oggetto, immersi nella penombra, che non agiscono il tunnel, ma lo subiscono.
L'installazione potrà essere visitata fino a fine maggio.