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Era l'odore che mi diede il benvenuto nella mia prima trattoria, con un'enorme farinata appena uscita dal forno. L'odore di pane era il primo che incontravo ogni mattina, appena uscivo dal mio appartamento.
Ero fortunata, abitavo vicino a uno dei migliori panifici della città.
Continuando a salire, al secondo piano spesso mi capitava di ascoltare il miagolio occasionale di un gatto che io non ho mai visto. Ho imparato presto che
il gatto è una presenza inevitabile in una città come Genova. Dalla cima di ogni tetto, dentro le barche del porto, in tanti negozietti, sul ciglio della strada o nel mio cortile, il gatto a Genova sembra antico quanto le pietre del centro storico. Come dicevano i vecchi pescatori che conoscono i segreti dela città, i gatti di Genova hanno più di nove vite. Quel
miao mi seguiva anche al terzo, al quarto piano, un po' affievolito.
Nel punto in cui la scala diventava più stretta incontravo una vecchia signora con la sua borsa della spesa. Dopo aver visitato tutti i suoi negozi preferiti per fare gli acquisti di ogni giorno si ferma qualche minuto in ciascun piano per prendere fiato.
"Buongiorno signora" - "Buon dì signorina" era il nostro saluto, continuando a salire.
Nel corso di un anno ho scoperto molti dei ritmi e delle routine di Genova. Una volta interiorizzatele cominciai a sentirmi parte di questa gente, ad assumere i loro gusti di ogni giorno. Questa per me è stata una piccola conquista.
In cima alle scale, senza più fiato, aprivo la porta dello studio, salutavo Alessandro e cominciavo a lavorare a uno dei miei dipinti o al lungo progetto video che abbiamo realizzato assieme. Lavoravamo entrambi con il computer, scherzavamo e guardavamo giù dai piccoli balconi che davano su piazza del Campo. La confusione attorno al banco colorito del fruttivendolo era al massimo il mattino e
la musica di Fabrizio De André partiva dal piccolo negozietto di dischi e risuonava in via del Campo.
Queste vedute e questi profumi, la musica e il mare, la mia scalata quotidiana, hanno tracciato lentamente un bel tessuto che è diventato la mia Genova. Quando penso alle mie paure di studentessa al primo anno a Harvard, mi accorgo di quanti scalini io abbia davvero fatto da quando ho disfatto i miei bagagli quattro anni fa.
Il periodo al College diviene un piccolo pezzo di un grande puzzle che talvolta ho perso di vista mentre ero qui. Studiare e vivere a Genova mi ha fatto accorgere di ciò. Mi ha fatto restare a lungo lontano dai miei genitori e ripensare il mio concetto di
casa. Dicono che vivere in un altro paese e imparare un'altra lingua sia come diventare di nuovo bambino.
Il bello di questa esperienza è l'aver capito che non vedrò, non imparerò mai tutto. Lo stesso che mi fa vedre il valore di fermarsi a guardare le piccole cose, a farle mie, mentre nella frenetica vita di Harvard tutto verrebbe facilmente dimenticato.
Heather Powell
Harvard University