Riprendiamo come schegge, "ragazzi controllate sempre i freni mi raccomando". Noi continuiamo imperterriti. L'americano, il danese, io poi il danese io e l'americano poi di nuovo l'americano, io e il danese. Le ruote girano veloci, un po' si sente la puzza di gomma bruciata, ormai siamo entrati nella parte, lo scopo ormai è andare veloce e scendere a ritmi sempre più sostenuti.
Continuiamo a scendere velocemente per la valle, ci fermiamo in prossimità di una galleria. La percorriamo e arriviamo a una stazione i polizia. Rallentiamo per non essere scambiati per cocaleros che fanno spola in bicicletta. Nota dolente: inizia l'unico tratto di salita. L'americano mi passa, è molto più allenato di me, anche il danese fa lo stesso ed infine anche le due coppie. Rassegnato scendo dalla bici e spingo. Non sono allenato a pedalare a 3000 metri. Riprendiamo la nostra corsa e finalmente arriviamo al bivio della famigerata strada più pericolosa del mondo. Mangiamo qualcosina e proviamo fra la nebbia ad ammirare quello che incontreremo da lì a poco. La strada si snoda in discesa costeggiando i monti, da una parte il dirupo e dall'altra la parete della montagna. Mi sembra di stare nel fumetto di zio paperone alla ricerca dell'oro delle Ande. La strada non è più ampia del camion che a fatica arranca in salita. Be' la mia unica speranza e che vada tutto bene.
Ora non posso più fare finta di nulla su quanto sia larga la strada. Si restringe sempre di più e sempre di più si fa ripida, non riesco più a ignorare lo strapiombo che ho alla mia sinistra!! Nelle curve più pericolose rallentiamo e riceviamo gli ammonimenti della nostra guida. "State attenti ragazzi qui non possiamo permetterci di scherzare...". Ci sporgiamo a guardare in prossimità di una delle tante croci adornate di fiori. Metri sotto di noi la carcassa del più spaventoso incidente del 1983, dove persero la vita più di cento boliviani stivati su un autocarro. Non è difficile capire perché accadano certi incidenti... gran parte della strada è ritagliata dentro pareti che scendono verticali dove non c'è lo spazio per il passaggio simultaneo di due veicoli.
La strada si stringe ancora e mi trovo in un tratto di piano a pedalare sotto una cascata. Cerco di recuperare il terreno perduto e sbadatamente mi trovo a guardare le nuvole giù in basso. Sterzo di colpo!! Mi trovo di fronte un camion, ritrovo la mia direzione coperto di polvere. Sono alle ultime curve e inizio ad intravedere Coroico, è finalmente l'arrivo. Sono ricoperto di polvere, ma il danese davanti a me è anche coperto di fango. L'americano ci raggiunge ridendo come un pazzo. Sul nostro minibus di scorta troviamo la coppia di svizzeri, per loro è stato troppo e forse abbastanza. In circa 5 ore siamo scesi di 3650 metri, sfidando tre ambienti climatici differenti e svariati rischi di percorso. Sì che me lo sono gustato, chissà fra quanto me lo scorderò.