«La scrittura è uno strumento per portare una luce in una zona d'ombra. Per questo, quando uno si mette a scrivere non deve farlo con un preconcetto, ma lasciare che sia la scrittura a portarlo».
Vincenzo Cerami, romanziere, autore teatrale e sceneggiatore premio Oscar per
La vita è bella, ha parlato, intervenendo venerdì 8 novembre a
Fuori Pagina, la rassegna sulla letteratura organizzata dalla Fondazione Carige, del suo rapporto con la scrittura, vissuta come coazione, come nevrosi.
Cerami, cosa significa "farsi portare" dalla scrittura?
«Quando mi metto a scrivere, spesso ho un'idea vaga di quello che farò: tu guidi la storia, ma poi ti prende e ti porta un po' dove vuole lei. Chi scrive interviene a livello stilistico».
Lei è autore di romanzi, testi teatrali, sceneggiatore. Come si conciliano questi tipi di scrittura così diversi?
«Io mi definisco un narratore. Esploro linguaggi diversi in base all'idea dalla quale parto. Se ho in mente una storia con una unità di luogo, di azione, allora scrivo per il teatro. Se la storia è piena di movimento, allora diventa un film. Se predomina il pensiero, allora ecco un romanzo. A volte è l'idea a decidere, a volte lo stile, a volte l'occasione».
Qual è il suo parere su Genova Capitale della Cultura nel 2004?
«Penso che sia una città adatta. Innanzitutto sta su un porto, che è evocativo del viaggio. Da qui, in un certo senso, si è partiti per scoprire l'America. Poi è stata importantissima negli anni '60. Inoltre ci sono sempre stati grandi poeti e grandi cantautori. Penso alla poesia bidimensionale di Caproni... Genova ha una natura fortemente carnale, alla quale sa unire questo esprit de finesse che le deriva appunto dai poeti, dai cantautori. Penso sia stata una scelta azzeccata».