Una vecchia cartiera in località Fabbriche, sopra Voltri. Posto più adatto non poteva essere scelto per il debutto genovese di
Fabbrica, il nuovo spettacolo di
Ascanio Celestini, ospite al
Teatro della Tosse fino a
sabato 16 novembre. Una cartiera che oggi non contiene né presse, né altoforni ma è l'officina dello scultore
Maurizio Lazzaretto. Il teatro improvvisato è un solaio. Due fari, una scenografia scarna molto boltanskiana, una sedia e un attore. Si parte.
Ascanio attraversa il corridoio con un passo lungo come di chi prende la rincorsa per fare un grosso salto, un salto all'indietro. E il racconto comincia e ha la voce di eroi sconosciuti, cancellati dalla storia, a cui Celestini dà corpo attraverso un
fiume di parole, frutto quasi di un'allucinazione, di uno stato di trance. Immagini che spingono da dentro, come accade alle cose compresse da molto tempo. Parole dirette a una madre a cui un figlio, partito per la fabbrica come si parte soldato, promette una lettera al giorno.
Una favola che si intreccia alle vicende di questo paese, dal primo dopo guerra fino ai giorni nostri. E tra le parole dette lì, in quel momento da Celestini, che si fa mezzo e non interprete, ci sono anche quelle che si sentono fuori campo, registrate. Sono le
voci degli operai che raccontano a loro modo un pezzo di storia, quella in cui interi paesi si trasformavano in "fabbrica". Ma le storie di Ascanio sconfinano anche nel visionario, lasciano increduli, come il mito degli operai giganti, alti più di dieci metri o la storia di Assunta, bellissima operaia dalle tre zinne. E la
fabbrica si trasforma in luogo "altro", madre e matrigna da cui è difficile sganciarsi, come succede a Fausto che prende il posto che è stato del padre e prima ancora del nonno, "perché il morto porta il vivo e il vivo deve portare avanti la vita del morto e anche il nome". Un luogo in cui si sciolgono storie individuali e collettive, sudori, sogni e pezzi di carne viva, in cui uomini e donne hanno lottato, non sempre con successo, per la propria vita e dignità. Un grazie ad Ascanio per averci fatto conoscere mondi e persone attraverso un linguaggio ipnotico, crudo e poetico.