«In Italia non manca un protagonista del pensiero alternativo. Manca proprio il pensiero alternativo tout court». Non ha peli sulla lingua Giuseppe Genna (foto in alto), così lo introduce a proposito Laura Guglielmi (a sinistra nella foto in basso), scrittore noir decisamente emergente e fustigatore della mala cultura italiana sulle pagine web di . Non poteva certo tirarsi indietro in un'occasione ghiotta come la conversazione sul tema La letteratura al tempo di Internet organizzata a mentelocale dalla Fondazione Carige nell'ambito di . E del resto neppure il suo interlocutore, Matteo Codignola (a destra nella foto in basso) editor per Adelphi e responsabile di , si è risparmiato.
Ne è uscito fuori un ritratto della situazione culturale italiana decisamente controverso, dove le case editrici fanno fatica a trovare autori italiani di qualità da pubblicare, «e non è che noi di Adelphi siamo schizzinosi» spiega Codignola. Genna rincara la dose: «oggi gli esseri senzienti sono pochi, gli scrittori ancora meno». Poi spiega che Love Boat, per assurdo, è più shakespeariano di qualsiasi cosa si scriva oggi «c'è il Capitano Stubing, c'è il barman nero... sono figure emblematiche». Manca un Pasolini, «un filtro che incentivi la cultura popolare».
La soluzione è nella Rete? Sì. No. Insomma. «Io spedisco una newsletter a 10000 lettori, e 10000 lettori ogni giorno leggono le pagine di clarence.com. In Italia non c'è dibattito culturale: la rete favorisce l'aggregazione di voci che metteranno in crisi la gerontocrazia, non solo anagrafica, che domina il panorama culturale», spiega Genna, che però non pensa di trovare in Internet il nuovo scrittore: non la proposizione di testi, ma di menti. Codignola è d'accordo: «in Italia, ben prima che arrivasse Internet, non esistevano autori inediti: chiunque poteva pubblicare per una delle migliaia di case editrici sparse per tutto il territorio. Non credo ci sia bisogna di fomentare il vizio. Non cerco in rete un nuovo scrittore, ma piuttosto un parere interessante su un forum». Poi confessa di sentire la mancanza di uno strumento che stimoli la nascita di una comunità sulle pagine virtuali di adelphiana.it: «il fatto è che proprio non abbiamo tempo, la gestione di una comunità richiede molto impegno, e per noi adelphiana non è il lavoro principale».
Ma del resto, spiega Genna, non si può chiedere all'editore di creare una comunità. Sarebbe già qualcosa creare un catalogo. «Il catalogo è una cosa che non si fa più. Lo fa Adelphi, che pubblica dei libri che tra dieci anni si leggeranno ancora. Mondadori, invece, pubblica Patricia Cornwell, che tra dieci anni non leggerà più nessuno». A questo proposito Codignola racconta di quando la sua casa editrice decise di stampare Nelle vene dell'America, di Williams Carlos Williams. «Abbiamo avuto delle ottime recensioni: nessuno si è accorto che era un libro pubblicato 1963. Penso che se facessimo l'esperimento di ristampare libri usciti dieci, venti, trent'anni fa, avremmo delle sorprese». Del resto, spiega, l'esperimento è riuscito benissimo a un editore tedesco, che ci ha campato due anni cambiando solo le copertine.
In definitiva, i rapporti tra Internet e letteratura, ma soprattutto tra editoria tradizionale e nuove tecnologie non sembrano essere così tesi. «Il libro», sostiene Codignola «è ancora lo strumento più moderno, più efficace e più hi-tech che ci sia per leggere. I rapporti adesso sono buoni anche perché per fortuna è passato il tempo in cui volevano convincerci che saremmo andati al bagno a leggere con un palmare sulle ginocchia».
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