La cultura tradizionale, il sapere umanistico, sono in crisi? Sono destinati ad essere sacrificati alla corsa al progresso tecnologico? La domanda di fondo che anima
Fuori Pagina sarà al centro della tavola
La comunità letteraria, la trasmissione della cultura, il mestiere del critico che venerdì 8 novembre concluderà i lavori del convegno organizzato dalla Fondazione Carige. Per cercare di rispondere a questo e ad altri interrogativi interverranno i responsabili delle pagine culturali di alcuni dei principali quotidiani italiani.
Tra questi
Paolo Mauri, de La Repubblica, che getta acqua sul fuoco dei facili allarmismi.
«Se si guarda bene non è tanto vero che la cultura tradizionale è in crisi. Basti pensare al risalto che viene dato negli ultimi tempi al valore della memoria, all'attenzione al passato. C'è un interesse forte verso una disciplina umanistica come la storia, ad esempio».
Con i nuovi media cambierà il modo di dare e ricevere informazioni?
«La tecnologia serve ad accelerare i processi linguistici, ma per quanto riguarda i contenuti ci si rifà a quelli di lunga durata. I vari media sono destinati a coesistere: come la televisione non ha soppiantato la radio, così internet non soppianterà i giornali. C'è il vantaggio di una maggiore circolazione di notizie, una maggiore possibilità di accesso. Ma l'abitudine e il piacere di portare il giornale sottobraccio e leggerlo sull'autobus resta: con il computer non si può fare».
Genova sarà nel 2004 Capitale Europea della Cultura. Ha qualche consiglio per la città?
«Al momento non so nel dettaglio quali siano i progetti. Di certo, quello che conta è che ci si proietti nel futuro senza dimenticarsi del passato».
Come vede il panorama letterario italiano degli ultimi anni?
«Penso che non bisognerebbe mai giudicare in un tempo ristretto: si devono prendere in considerazione tempi larghi per capire le evoluzioni, captare i cambiamenti significativi. Ricordo che 30 anni fa si parlava di una decadenza della letteratura italiana: se consideriamo la fortuna postuma che ha avuto un autore cme Calvino capiamo come quello fosse un atteggiamento miope».
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