Il 6 e 7 settembre, negli spazi dell'associazione culturale
Nonsolomorego, s'è svolta la manifestazione dedicata al rock di frontiera
Impressioni di settembre. L'evento è stato anche l'occasione per dare vita ufficialmente al
Centro Studi per il Progressive Italiano, che ha lo scopo di raccogliere e archiviare documentazione (cartacea, fotografica, multimediale) sul pop italiano degli anni Settanta, per poi metterla a disposizione di appassionati e studiosi.
Venerdì 6 settembre è stata inaugurata la
mostra di dischi, esibiti all'interno delle bellissime teche di Palazzo Ducale. Molte le "icone" presenti (il faccione spaventato di In the Court of the Crimson King, il prisma componibile di Brain Salad Surgery degli EL & P o il "giornale" di Thick as a brick dei Jethro Tull). Non sono mancate nemmeno le rarità come l'album dei canterburiani Centipede o 1984 del Soft Machine Hugh Hopper.
Esposti, oltre ai dischi, pannelli di quasi due metri d'altezza che illustrano geneaologie, discografie e aree tematiche.
In serata s'è svolto l'incontro con
Paolo Besagno, che ha presentato una sua composizione elettroacustica, Primo Vere, assai vicina alle sperimentazioni di Berio e del minimalismo americano. Ospite della serta anche
Martin Grice, ex fiatista dei Delirium ma non solo...
Martin ha deliziato la ristretta ma agguerrita platea con aneddoti relativi alla sua formazione di musicista. Giunto alla fine degli anni Sessanta in Italia dalla lontana Birmingham, ha intersecato la sua esperienza con nomi famosi del rock internazionale (Bill Wyman degli Stones, Matt Fisher dei Procol Harum, qualche musicista dell'entourage di Zappa e Archie Sheep). Il fenomeno progressive in Italia è nato proprio in quel periodo e lui ha raccontato l'amicizia fraterna con Capiozzo degli Area e come si sia sviluppata la genesi del gruppo degli Stratos, sino alla militanza nei Delirium, quando è subentrato per sostituire Ivano Fossati.
Sabato sera, invece, è stata la volta del
concerto: quasi tre ore di musica durante la quale si sono alternati sul palco gli
Ines Tremis,con il loro crossover cinematografico tra colonne sonore e rock duro, e i
Great Complotto, raffinatissimo juke box di progressive abile nel riprendere hit dell'epoca e di presentare un proprio repertorio in bilico tra Soft Machine, King Crimson e Gong. In mezzo un piacevole interludio acustico curato dai due
Vicolo Corto Roberto Orsi (voce) e Simone Barani (chitarra) che hanno interpretato Roundabout degli Yes e The Sage degli EL & P (più un originale bonus track dalle sonorità eteree).
Ovviamente, on stage, non poteva mancare il gradito passaggio di
Martin Grice che s'è esibito con i due gruppi dimostrando che il lupo può perdere il pelo ma non il vizio.
Due belle giornate, con una discreta affluenza di appassionati e curiosi che ha certamente contribuito a fare crescere l'entusiasmo, già a mille, degli organizzatori.
La prima pietra è stata messa, ora si attende solo di vederne delle belle...
Chi vuole avere più informazioni può scrivere a:
csprogressive@lycos.it
Eva Pascal