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A Orvieto, un giorno di vent'anni fa qualcuno decise di fare pulizia e di aprire un paio di casse dimenticate in un angolo chissà da quanto. Chissà la faccia quando si ritrova davanti ben trentasei "cartoni" sei-settecenteschi, cioè i disegni finali in scala uno a uno che precedono la trasposizione ad affresco (alcuni di questi "fogli" misurano oltre venti metri quadrati!). E chissà i tappi di champagne saltati quando gli studiosi scoprono che questi cartoni riguardano cicli ad affresco ormai perduti, fra cui la celebratissima decorazione del Palazzo Ducale genovese.
Facciamo un passo indietro.
Esattamente trecento anni fa, nel luglio 1702, il bolognese Marcantonio Franceschini - pittore à la page e richiestissimo - presenta i cartoni definitivi per la decorazione del Salone del Maggior Consiglio, ancora danneggiato dalle bombe lanciate dalla flotta del Re Sole diciott'anni prima. Il visitatore che oggi però si aggira a naso in su nell'enorme salone del Ducale non può ammirare il frutto della fatica dell'artista: nel 1777 un devastante incendio ha infatti cancellato ogni traccia del ciclo decorativo, e quello che vediamo oggi è il successivo intervento di Simone Cantoni, che praticamente ricostruì il Palazzo.
Si capisce dunque quant'è ghiotta l'occasione offerta dalla mostra che apre oggi, Il ducale delle meraviglie: Marcantonio Franceschini «raro ed eccellente pittore» ritorna nel Salone del Maggior Consiglio. A trecento anni di distanza e a dieci dalla riapertura del Palazzo, possiamo apprezzare un'opera che pensavamo persa per sempre e che invece ci è restituita attraverso una mole di disegni, incisioni, ricostruzioni computerizzate, filmini e soprattutto con i "cartoni" originali, veri e propri protagonisti della mostra.
Questi erano il punto finale dell'iter creativo, sviluppatosi a partire da abbozzi e schizzi, e venivano disegnati a carboncino acquerellato, con un po' di bianco per renderne la volumetria sotto la luce. Le dimensioni rispettavano quelle finali e servivano sia per avere il placet definitivo del committente sia per organizzare il lavoro degli aiuti, che a questo punto ricopiavano il disegno sul muro aiutandosi con la quadrettatura.
L'esposizione, allestita proprio nel Salone del Maggior Consiglio, riserva scoperte continue.
Intanto si scopre il Ducale come lo vedevano i genovesi di primo 700 (grazie ad una splendida ricostruzione virtuale), poi ci si addentra nella magia del processo creativo dell'artista, attraverso disegni, schizzi e particolari fino al cartone definitivo. Infine si scopre la qualità di un restauro paziente e lunghissimo col raffronto con disegni ancora nel malconcio stato originario.
Ma soprattutto si riscopre un pittore, Marcantonio Franceschini, bravo quanto sfortunato (gran parte dei suoi interventi a fresco sono andati perduti), depositario di un classicismo privo di retorica che proprio nei disegni e nei cartoni mostra il suo aspetto migliore.
La mostra, ricca ma di dimensioni contenute e molto ben spiegata da esaustivi pannelli informativi, gode di un eccellente catalogo di stampo scientifico e non "da arredamento". Purtroppo il tempo a disposizione per visitarla è solo di un mese, a causa dell'affollata agenda del Ducale, fissata da tempo. Ma il consiglio è certamente quello di andare a visitarla.
[Nella foto: "Allegoria del Bisagno", uno dei cartoni]
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