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Ludovico Corrao avvocato di formazione cattolica, estetologo , ex senatore comunista, esponente dell'autonomismo siciliano e sindaco di Gibellina per tutti gli anni della ricostruzione.
D:Gibellina è forse l'unica esperienza italiana ,di città di fondazione, che
vede la presenza di così tanti maestri dell'architettura: quali furono i
criteri di assegnazione dei progetti, fu perseguita una strategia comune?
R:I criteri di assegnazione dei progetti rientravano nei poteri del Ministero
dei LL PP che operava attraverso l'Ispettorato Generale Zone Terremotate
del 1968. I Comuni non avevano alcuna facoltà di nomina, ma solo di venire
interpellati.
Quando mi fu richiesto di segnalare un nominativo di Architetto mi rifiutai
proprio perché non erano chiari i criteri di scelta da parte del Ministero
per le diverse equipes di progettisti. Chiesi che fossero stabiliti dei
criteri in relazione alle specificità dei progetti, ma anche nel rispetto
delle diverse espressioni culturali del tempo, dei Maestri dell'urbanistica
e dell'architettura piu innovativi. Fu così annullato il tentativo
(pienamente riuscito in altri Comuni) di spartizioni o lottizzazioni di
incarichi per ragioni corporative o clientelari. Nel tavolo delle trattative
svoltesi nella sede dell'Ises (delegato all'uopo dall'Ispettorato Gen. Zone
Terrem.) vennero così proposti i nomi di Quaroni, Samonà etc.
In una seconda fase, a seguito dell'acquisizione da parte del Comune di
poteri in materia urbanistica, si giunse all'organizzazione di un Seminario
di studi di progettazione sotto la guida di Purini, e quindi
all'assegnazione di incarichi per Consagra, Purini, Thermes, Ungers, Venezia
etc.
D:A 32 anni di distanza dalla stesura del primo piano , come giudica l'
esperienza di Gibellina , pensa che ci sarà un futuro per tutte le
architetture "dimenticate" della città?
Nella sua grandiosità non ritiene che il progetto di Gibellina fosse ,
forse, poco commisurato alle esigenze ad alle possibilità dei cittadini?
R:Fin dai primissimi momenti della ricostruzione apparve chiaro che Gibellina,
per la felice scelta del sito a ridosso delle principali vie di
comunicazione della Sicilia occidentale (autostrada Mazara-Palermo e
ferrovia), nonostante una popolazione di appena 5000 abitanti si poneva come
centro capace di rispondere alle esigenze (economiche, sociali e di
prospettiva) di un territorio e di un bacino di utenza ben piu vasto.
L'apparente sovradimensionamento (o grandiosità) delle strutture
architettoniche rispondeva pertanto al prevalere del criterio del Territorio
su quello del Municipio.
Mimmo Jodice professore di fotografia all'accademia di belle arti a Napoli,inizia la sua attività come fotografo nel 1965.
D:Lei ha condotto diverse campagne fotografiche a Gibellina , quali sono state le motivazioni che l' hanno spinta a fotografare uno spazio ,quasi metafisico, di una città come quella siciliana ,forse unica nel suo genere ,quali le sue impressioni e quindi quale il suo percorso di analisi nel descrivere questo spazio?
D:Nella campagna documentata dal sito e dal libro "Gibellina utopia concreta" sembra che in molte fotografie Joseph Beuys serva da filtro tra il suo obiettivo e la città,pare che la presenza del poeta sia l'unico modo per esprimere tutta la tragicità del vuoto di Gibellina.
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