Continua la mostra dedicata a Mimmo Rotella a Villa Croce. Quello che segue è il racconto che ne fa Giovanni Villani. Leggete anche il contributo di daniela.carucci
Mimmo Rotella è l'emblema della sua arte. Informale nel look (polo gialla e giacca a quadrettini multicolori) e nel comportamento, occhio guizzante, il maestro catanzarese non dimostra affatto i suoi 84 anni. Così si è materializzato alla presentazione della mostra
Antologica 1949 - 2000 aperta al pubblico
fino al 22 settembre, a lui dedicata dal Museo di Villa Croce. Estremamente sintetico nel suo intervento, fa i complimenti e ringrazia con grande partecipazione la città di Genova, cui
il 18 settembre prossimo donerà una sua opera, espressamente realizzata. Sarà collocata nel Palazzo Ducale.
L'effetto della visione delle sue opere è senz'altro forte. L'impressione è di un artista sempre curioso, che gira per le strade delle città e dalle strade non prende solo ispirazione, ma materialmente quelle che fa diventare opere sue. Forse mai, come in questo caso, risulta funzionale appendere alle pareti "manufatti" artistici, ma nati, spesso, per attirare l'attenzione del passante per un prodotto.
L'esposizione segue un criterio cronologico e permette così di cogliere l'evoluzione del modo d'intendere l'arte da parte di Rotella. Si possono apprezzare i legami importanti, le intuizioni in contemporanea, le reciproche influenze con la
Pop Art americana "storica", fino ai graffitisti degli anni 90, ma anche e soprattutto europea - britannica in special modo -, con la ricerca d'avanguardia italiana, materica e nucleare, da
Burri a
Fontana, col Nouveau Réalisme, francese di definizione, ma internazionale come adesioni, per arrivare ai "nuovi selvaggi" tedeschi.
Ma è ancor più bello buttarsi a capofitto tra i lavori rotelliani.
Ci mostrano dapprima un'attenzione all'informale, ad esempio un olio del 1949 ricorda forme e colori di un altro caposaldo della ricerca non figurativa italiana del 900,
Giuseppe Caporossi. Poi il passo in avanti con i "retro d'affiche" che acquistano dignità da protagonisti, drammatici, terrosi. Ed eccoli finalmente i manifesti strappati per cui Mimmo Rotella va, giustamente, famoso. La leggenda vuole che si mise a strappare affiches per la prima volta nelle strade a Roma nel 53 come reazione ad una crisi d'ispirazione. E che gagliarda risposta! Sempre all'avanguardia nella ricerca creativa, nell'ideazione, nella tecnica, nella realizzazione della propria arte.
Girovaghiamo così tra
decollages,
mec art,
art typo,
ready made,
frottage,
sovrapitture, frutto di un continuo mettersi in discussione, senza adagiarsi mai sui facili allori di una notorietà ormai raggiunta. Onirico, sexy, provocatorio nei temi, drammatico, barocco o minimalista nello stile, Rotella tiene sempre desta l'attenzione di chi si accosta alle sue opere, le fa parlare e interagire con lo spettatore che non resta mai apatico. I jeans Wrangler o Levis, gli Oscar Mondadori, i film di Elvis o di Marylin, i b-movies italiani o americani, l'acqua San Pellegrino, i cibi per gatti, fino ai telefonini, tutto viene "asportato", rivisto, rielaborato, a volte sfregiato con rabbia, e riconsegnato. Estremamente incisivi i blank in aperta polemica col mondo della pubblicità.
Uscito dalla mostra, mi avvio per Carignano e, noto, un po' pencolante, accanto ad un'edicola, un manifesto che reclamizza il 2° fascicolo de "Il Mito di Marylin", con
A qualcuno piace caldo, allegato ad un noto rotocalco. Attenzione, forse, Mimmo Rotella passerà per di qua...
Giovanni Villani