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Terra di Nessuno. Così è chiamata in genere la striscia di terra che intercorre tra un confine di Stato e l'altro, un territorio dunque senza sovranità, in cui non esiste altra legge se non quella naturale. Terra di Nessuno è anche il nome del Centro Sociale Autogestito in via B. Bianco 4, una ex discarica abusiva occupata e ripulita da un gruppo di giovani nel 1994. Come ci spiega Chiara, 22 anni, "Tutte le decisioni vengono prese dall'Assemblea, a cui tutti coloro che lo desiderano, con spirito costruttivo e partecipativo, possono intervenire e fare proposte; la forma dell'autogestione garantisce la parità tra tutti coloro che vi partecipano, senza direzioni, gerarchie o deleghe. Camminare domandando è infatti il nostro motto, mutuato dallo zapatismo".Al TdN, così è ormai da molti conosciuto, oltre ai concerti e alle feste, quasi unica forma di autofinanziamento, vi sono proiezioni di film, mostre artistiche, presentazioni di libri, rappresentazioni teatrali e molto altro. Il Centro Sociale è per sua stessa natura radicato nel quartiere, come evidenziano l'impegno al fianco degli abitanti contro l'installazione di antenne nei pressi delle scuole o il parco giochi, ideato con l'Associazione Pensionati del Lagaccio, ma a sentire parlare Chiara sembra più che mai valido il vecchio slogan agire localmente, pensare globalmente: "Siamo scesi in piazza per contrastare guerra, fascismo, razzismo, proibizionismo; siamo andati come osservatori internazionali, con l'Associazione Ya Basta!, in Chiapas, dopo la strage di Acteal, e in Kurdistan, dopo l'arresto di Ocalan; abbiamo contestato le strutture detentive illegittime per migranti a Milano, il summit per la sicurzza nei Balcani ad Ancona, le politiche economiche neoliberiste dell'OCSE a Bologna; particolarmente importante è stata per noi l'organizzazione di Mobilitebio, nel maggio 2000, in collaborazione con la Rete Lilliput, che ha reso di pubblico dominio il dibattito circa i pericoli insiti nelle biotecnologie e nella loro applicazione in campo agricolo e alimentare". Fra i progetti futuri del TdN notevole è quello per un Centro di Prima Accoglienza, elaborato insieme alla Comunità di San Benedetto al Porto, per sopperire alla carenza di spazi atti a soddisfare almeno le basilari esigenze dei migranti: un pasto caldo, un letto al coperto, un indumento pulito.
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