Se li avete smarriti e prima li avevate in pugno, nella tasca dei pantaloni o in borsetta, non c'è da preoccuparsi. Tutto normale. Loro sono due, sono diversi, e tutti sanno che sono ...
Soggetti Smarriti.
Smarriti nella strana Genova, ma anche di più, smarriti in mezzo al mondo senza sapere come ritrovarsi. Un essere persi tuttavia funzionale, di cui si ha bisogno se si vuole far ridere la gente. Loro sono
Marco Rinaldi e
Andrea Possa, comici per natura, da dieci anni formano una coppia inossidabile della risata.
Tanto per scoprire ancora una volta chi fa cosa a Genova, mi sono fatta raccontare via cavo da Andrea chi sono i due Smarriti, cosa fanno, da dove vengono.
Per incominciare, Andrea chi è dei due? Domando. «Beh senza dubbio quello più affascinante». Poi vengo a scoprire che Andrea è quello più tondo e piccolino, battuta facile e simpatico.
Com'è nata questa avventura comica?
Quasi come tutte le cose per caso. Sia io che Marco da un po' di anni bazzicavamo nel mondo del teatro. Ci siamo incontrati sul lavoro, siamo entrambi informatori farmaceutici, ne è nata un'amicizia e anche un duo di cabarettisti.
Cos'è il cabaret per te?
Per me molto dipende dalla fisicità. Marco invece ha una comicità più satirica, legata alla battuta. D'altronde la sua formazione è quella del musicista, è abituato a far stare i pensieri dentro a una schema fatto di cinque righe. E poi lui è razionale e sintetico, doti che a a me mancano quasi del tutto. Insomma, ci compensiamo.
A cosa vi ispirate nel costruire gli sketch?
A tutto e a tutti. Qualsiasi cosa letta in maniera diversa può esserci da spunto, anche le vicende più tristi della vita. Dalla notizia sentita al telegiornale, alla pubblicità trovata nella buca delle lettere.
Voi scrivete i testi che portate in scena. È più facile scrivere o interpretare?
Per me sicuramente stare in scena, per Marco l'esatto contrario. Comunque il processo d'invenzione scenica e drammaturgica avviene sempre in coppia. La bellezza del cabaret è che non esiste un recinto, dei limiti precisi oltre i quali non ci si può spingere. L'andamento dello spettacolo dipende molto dal pubblico, dalla situazione, da ciò che è avvenuto a noi personalmente e nel mondo quel giorno. Il cabaret è un arte da marciapiede, è per questo che mi piace così tanto.
Due tra i vostri personaggi più amati dal pubblico sono Fogna e Campana, due tossici alle prese con la vita di tutti i giorni. Come sono nati e perché?
Sono nati dieci anni fa quando l'eroina era ancora più diffusa di oggi. Abbiamo preso spunto da due persone che abbiamo conosciuto durante il lavoro negli ospedali. Di loro ci ha subito colpito il mondo fatto di poche certezze e molti dubbi, e i discorsi non-sense.
Spesso giriamo in ambienti frequentati da giovani e giovanissimi, Fogna e Campana nella loro umanità portano con sé un messaggio importante che altrimenti non riusciremmo a trasmettere non avendo competenze specifiche. Sappiamo far ridere, e dopo che si ride magari ci si pensa un po' su.
Com'è vivere Genova da comici?
Questa città è bellissima, dà tantissimi spunti comici e artistici, ma è come una madre che non si rende conto di come sono cresciuti i propri figli e li ignora. A Genova ci sono tantissimi comici, celebri e non, ma non c'è un locale che si dedichi al cabaret. Spesso ci chiamano in paesini persi nella pianura padana, immersi nella nebbia, dove esistono locali pieni di gente che va lì per ridere. A Genova non si rischia.
Progetti?
Beh, il 23 luglio saremo a
Ridere d'agosto...ma anche prima, e poi gireremo tutta l'estate per il nord Italia. Per il prossimo anno, invece, abbiamo in programma una trasmissione televisiva dedicata alla risata su una rete locale.