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Francesca Mazzucato, scrittrice randagia

 
Una serata a mentelocale Café per presentare "Web Cam". L'autrice ha parlato dell'amore per Genova, di tecnologia ed erotismo. E di stazioni
 
   

     
31 maggio 2002
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di
Donald
Datti
   
[nella foto Francesca Mazzucato (a destra) con Laura Guglielmi]

Francesca Mazzucato @mentelocale. Non è una novità. Nel senso che la scrittrice bolognese (ma genovese d'adozione, francese per vocazione e sanremese per forza) è spesso graditissima ospite delle nostre pagine. «Internet mi concede il dono dell'ubiquità. Mi permette di essere a Genova anche quando non ci sono fisicamente». Ed è per questo che è una grande appassionata della rete.

Ma per una sera Francesca è stata con noi in carne ed ossa. Ci ha parlato in anteprima nazionale del suo ultimo romanzo, Web Cam, ma soprattutto del suo amore per la nostra città («che ha tutte le chance per essere una buona capitale della cultura nel 2004») e per i genovesi («che sanno il fatto loro. E io li stimo ancora di più perché hanno appena rieletto il miglior sindaco d'Europa, assieme al sindaco di Parigi Delanoe»). Ha anche raccontato del suo contrastato rapporto con la riviera di ponente: «Sono arrivata a Sanremo con tutti i miei pregiudizi di bolognese innamorata di Genova. Ma poi ho capito che se mi fossi posta nelle vesti di osservatrice avrei potuto imparare qualcosa». Ci ha parlato del suo essere una scrittrice randagia, che ama le stazioni («a Sanremo c'è una meravigliosa stazione che è un ossimoro. Me ne sono innamorata. Ci sono dei tapis roulant enormi, che neanche a Londra. Ti immagini 150 binari, poi arrivi e ce ne sono due») e che racconta la sofferenza.

Il mercato l'ha etichettata come scrittrice erotica: «e io ringrazio il mercato, perché se non sei etichettato vuol dire che non esisti». Ma il suo è un erotismo da angiporto, «da marciapiede più che da alcova». E allora Web Cam è «una finestra che si apre sulla sofferenza, sul dolore e sul godimento». Per scrivere un romanzo ambientato nel mondo del sesso virtuale Francesca si è documentata, si è sporcata le mani, «perché non c'è niente di pulito nel lavoro di uno scrittore. Questo lo diceva Faulkner e io lo cito perché giustifica il mio stato di scrittrice senza morale». Ha raccontato una dimensione erotica particolare, dove l'eccitazione si mischia alla paura e alla malattia di Mad Joe, uno psicopatico. «In realtà non c'è niente di più cattolico del sesso on-line. Garantisce l'integrità del corpo, la distanza e preserva da congiungimenti goffi. Si tratta di un sesso molto adatto a chi, come me, ancora non ha superato una certa educazione perbenista». Il mondo di Web Cam è un mondo nel quale la possibilità di mistificazione garantisce una libertà quasi assoluta e spaventosa. Ma poi è vera libertà? Lorena, la protagonista del romanzo, è davvero libera? Forse, «sicuramente è libera nelle sue scelte. E non rifiuta mai di comunicare con gli altri. È molto curiosa». Ma poi Francesca rimanda la risposta ai lettori, siano loro a decidere. E nella terza di copertina del romanzo scrive anche la sua e-mail, di modo che i lettori possano eventualmente rispondere a questa domanda.

Leggi anche l'intervista a Francesca
 
 
 
 
 
 
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