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Società & Tendenze

Lasciati spiare, Francesca

 
La Mazzucato presenterà "Web Cam", il suo ultimo romanzo, @mentelocale café, giovedì 30 alle 21. Un'intervista di Laura Guglielmi
 
   

     
29 maggio 2002
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mentelocale di
Laura
Guglielmi
   
Francesca Mazzucato
È con grande piacere che, giovedì 30 maggio alle 21, presento a mentelocale café, il nuovo romanzo di Francesca Mazzucato Web Cam. Un thriller che si legge tutto d'un fiato, che ti tiene sulla corda. Lorena, telefonista erotica, ora si dedica alla web cam. Mostra, attraverso la rete, il suo corpo e esegue gli ordini dei suoi clienti. Si sente pura, non ha nessun contatto con gli uomini che gli chiedono le prestazioni. Crede che la web cam la tuteli. Ma un bel giorno si accorge che non è così: Mad Joe riesce a trovarla e iniziano guai seri.
Francesca Mazzucato ha costruito un bel romanzo, solido, denso, senza sbavature. Un romanzo inquieto. Si avventura con corraggio nel territorio della follia, indaga i processi mentali della psicosi. Ben sapendo che il male non si può eliminare. Mai.
Come è nata l'idea di scrivere Web Cam?
«Da nuovi stimoli che la rete continua ad offrirmi. Mi interessava questo lavoro sull'impatto visivo con sconosciuti e l'ho sperimentato a lungo prima di iniziare la stesura del romanzo».
Perché hai scelto di scrivere una sorta di seconda puntata di Hot Line?
«Vorrei che il romanzo si potesse considerare indipendente. Spero di esserci riuscita. Certo Lorena ha lavorato in una Hot Line, è lei».
Come ti sei documentata per descrivere apparati tecnologici così complessi?
«Ho passato mesi fra letture, consigli di amici esperti e sperimentazioni pratiche prima di scrivere una sola riga. Amici giornalisti di mensili specializzati mi hanno confermato che non ho fatto errori».
Hai chiesto la consulenza di un poliziotto?
«No, questo lo lascio fare ad altri scrittori... io penso che una certa capacità e istinto da detective debba far parte dell'arte del narrare».
Quanto c'è di te stessa in Lorena?
«Direi molto poco, lei riversa problemi e ansie negli strumenti tecnologici, vive lo schermo del computer come uno scudo che la ripara dalla vita, io vivo il rapporto con internet in modo molto gioioso, fecondo e stimolante».
Lorena è una donna libera?
«È difficile dirlo, vorrei che lo decidessero i lettori. Io non credo, non del tutto».
Come descriveresti la sessualità della donna occidentale del 2000?
«Credo ci siano molte differenze, fra donne con un certo tipo di professione e di cultura, fra donne che restano fra le pareti di casa, fra luoghi geografici. Io credo che siano stati fatti grandi passi avanti, però poi bisogna vedere come vengono assorbiti dalla società. Io mi limito a osservare e a raccontare».
La tecnologia è alleata delle "differenze sessuali"?
«Ah, completamente. Permette di mettere in gioco parti di sé inespresse, timidezze, mistificazioni. La rete è veramente il luogo dove contano tutte le sessualità e le identità possibili».
Una donna che si prostituisce è necessariamente schiava dell'immaginario maschile?
«No, non credo, anzi, penso possa divertirsi molto, se lo fa per libera scelta, penso anche che possa dominare il gioco».
Perché un thriller?
«Perché mi interessava la commistione dei generi (eros, thriller, tecnologia). Non mi piacciono le storie "pulite". Perché volevo raccontare una storia che tenesse il lettore incollato alla pagina. Perché corrisponde all'evoluzione della mia scrittura e della mia voglia di narrare».
Nel romanzo si parla di Genova e di Sanremo: qual è il tuo rapporto con la Liguria?
«Beh, è l'incanto dell'amore, dell'amicizia, della bellezza. È stato questo quando sono arrivata la prima volta, continua ad esserlo. Mi sono adattata persino a un posto strano e pazzo come Sanremo, ho cercato di eliminare i miei pregiudizi mentali, ho cercato di capire che non tutti vivono e pensano nello stesso modo, che i piccoli centri, che i posti di frontiera hanno determinate caratteristiche. La Liguria è talmente dentro di me, con le sue geografie, con le persone che mi sono care, coi suoi odori. Genova è la città più letteraria d'Italia. Come ispirazione, per scrittori come me, un po' randagi, intendo. È perfetta».
Come vivrebbe Francesca senza internet?
«Con fatica direi, con grande fatica. Mi dispiace quasi ammetterlo, si dovrebbe essere in grado di fare a meno di tutto. Preferirei rinunciare al frigorifero».
Perché sei così affezionata a mentelocale.it?
«Perché è un bel sito, fatto bene, che leggono volentieri in tanti anche fuori dalla Liguria. Perché nasce da una idea vincente, collegato a un locale, perché questa idea è così attuale, così contemporanea che me ne sono innamorata all'istante. Perché ci scrivono bravissimi redattori».
Una battuta per i nostri lettori e un consiglio per i redattori.
«Per i lettori: un sito va tenuto stretto, amato, protetto, come una piantina. Collaborate, leggete, partecipate. Ai redattori, beh tutto il mio affetto, un augurio di buon lavoro e tanta gratitudine».
 
 
 
 
 
 
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