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Giulietto Chiesa è uno dei più noti giornalisti italiani, corrispondente da Mosca per "La Stampa" per vari anni, nei suoi reportages da antologia ha sempre unito una forte tensione civile ad una scrupolosa descrizione dei fatti.
Fermamente convinto che "più gente angosciata c'è e meglio è", lunedì 13 maggio alle 17 a Palazzo San Giorgio ha presentato il suo nuovo libro "La guerra infinita" (Feltrinelli Editore, 9 euro), centottanta pagine che aiutano a capire quello che l'autore stesso definisce "un evento ancora più grande della seconda guerra mondiale".
Che coinvolse soltanto i paesi importanti, mentre oggi, secondo lui, "il conflitto è esteso a tutto il pianeta, nessuno stato escluso" e per questo le definizioni di terza guerra mondiale o di prima del nuovo millennio, che si sono accumulate in questi mesi all'interno dei media, a Chiesa proprio non piacciono; le giudica inadeguate e fuorvianti.
"Questo libro non la passerà liscia" ha dichiarato in una gremita Sala delle Compere, "l'ho scritto con personale angoscia, senza fare complimenti e quindi senza aspettarmi complimenti".
Chiesa è sicuro che anche questa volta non mancheranno i colpi bassi, ricordando quello ricevuto in occasione dell'uscita di "Afghanistan - anno zero", scritto a quattro mani con Vauro, il celebre vignettista de "Il Manifesto" (i cui ricavati sono andati ad Emergency) da Giuliano Ferrara, che lo definì "una quinta colonna dei talebani".
Alle accuse di essere "antiamericano" replica anticipatamente: "non lo sono, ma sono contro un certo gruppo dirigente statunitense".
Assolutamente scettico sulla definizione di facciata di "guerra al terrorismo internazionale" definisce la mastodontica campagna militare, solo apparentemente originata dal terribile attentato dell'11 settembre 2001 alle Twin Towers, come l'ultima fase della globalizzazione americana; un passaggio ineludibile, insomma, che allungherà di molto la lista dei "nemici del giorno", comprendendo stati, organizzazioni o anche singoli oppositori.
Chiesa cita inoltre un documento del Pentagono, risalente a due anni fa, nel quale si evidenzia il "problema Cina", ovvero la risoluzione sul piano militare entro il 2017 della preoccupante crescita economico-demografica di questa nazione.
Secondo il giornalista siamo entrati nell'era dell'Impero degli Stati Uniti d'America e il suo libro è un sussidio destinato ai giovani o a chiunque abbia bisogno di uno "strumento interpretativo", senza pretendere che la chiave di lettura da lui proposta sia quella esatta, perché "l'importante è allenarsi intellettualmente" per "sapere dove siamo".
Durante l'evento, organizzato dal "Laboratorio di democrazia: cultura e saperi contro le diseguaglianze", Giulietto Chiesa, ben introdotto da Silvio Ferrari, Don Antonio Balletto, Stefano Monti Bragadin e rispondendo alle opportune domande poste dal moderatore Mario Paternostro, vice-direttore del Secolo XIX, ha fatto sì che il folto pubblico uscisse dalla sala con uno spirito diverso e una speranza nuova, quella che un altro mondo debba essere possibile, con l'impegno di tutti.
E forse la più calzante definizione del bel libro di Giulietto Chiesa l'ha fornita proprio Don Balletto nel corso della presentazione: "uno sforzo generoso di leggere il presente senza ire nè altri elementi che possano offuscare la vista, fatta da un giornalista "di mestiere".
Alessandro Benna - Genova
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