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Nell'ambito genovese bisogna fare un distinguo tra le due tifoserie. Per motivi storici o per chissà cos'altro, i tifosi di Genoa e Samp vivono in maniera diversa le vicende, pur abbastanza simili, delle proprie squadre.
Da sempre il tifoso genoano si arroga il titolo di proprietario della squadra. In questi ultimi anni sia sui giornali che nei talk show televisivi la frase più ricorrente è: "Il Genoa è di noi tifosi, senza di noi chissà che fine farebbe". Questo atteggiamento di amore totale può essere nello stesso tempo di aiuto e di danno. È superfluo far notare che l'apporto del pubblico, il rendere il proprio stadio temuto ai calciatori avversari, dia un aiuto sensibile. Frase fatta ricorrente: "Il pubblico è il dodicesimo calciatore in campo". È chiaro che chi dà molto, pretende molto. Non necessariamente in termini di risultato, ma almeno nell'impegno. Basta perciò che agli occhi del pubblico l'impegno non sia totale (sottolineo agli occhi del pubblico) e il rapporto di fiducia tra la squadra (nel senso più ampio, cioè dirigenza, tecnici e calciatori) ed il pubblico inizia ad incrinarsi. Con le distorsioni che provoca la massa, il problema si amplifica fino a livelli pericolosi. Aggiungiamo anche che il tifoso genoano paga e soffre di una mancata supremazia cittadina di almeno vent'anni ed ecco che la situazione della tifoseria diventa veramente esplosiva.
Mi permetto di esprimere la mia opinione, sotto forma di consiglio. Nel calcio la squadra appartiene a tutti quelli che, sotto varie forme, la sostengono, ma è di proprietà solo di chi si espone in maniera economica. E tutti sanno le difficoltà di operare nel calcio attuale senza avere alle spalle aziende capaci "di far sparire" in maniera indolore gli indebitamenti provocati dalle spese pazze del calcio. Quindi, se non vi è enorme disponibilità economica è inutile pensare di poter investire in grande. Dovendo agire di ripiego non sempre è possibile azzeccare tutte le mosse. Bisogna che questo sia ben chiaro prima di pretendere follie e criticare pesantemente chi si impegna a fare il meglio con le sue possibilità.
Per quanto riguarda la Samp, il tifoso doriano è sempre apparso un poco più distaccato. Non credo sia per un amore meno forte per i propri colori ma solo un modo diverso di manifestarlo. Questo lo si evince dal fatto che le ultime vicissitudini della società siano state vissute con apparente indifferenza o almeno con assenza di manifestazioni plateali. Forse è un fatto di tradizioni meno radicate, essendo la società più giovane, o forse un certo appagamento perché in fondo negli ultimi vent'anni qualche soddisfazione il tifoso blucerchiato se l'è tolta. E bisogna dire che nei momenti buoni (ho già detto che è più facile) ed anche nei momenti del bisogno, la partecipazione della tifoseria è stata a livello assoluto, all'altezza dei grandi squadroni italiani ed europei.
L'unica cosa che deve aver chiaro il tifoso della Samp è che i tempi d'oro di Paolo Mantovani sono ora definitivamente irripetibili. Il calcio e la società in generale sono profondamente cambiati e trovare mecenati, oggi, equivale ad un vero miracolo. Bisogna che la società trovi un suo equilibrio (la logica dimensione sarebbe da centro classifica di serie A) e che i tifosi entrino in questa mentalità. Vivere con il ricordo del glorioso passato è bellissimo finché non diventa l'unico metro a cui paragonare le proprie ambizioni.
Alberto Iannola
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