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Lo spettacolo è stato scarsino, ma poco è mancato che la gente brindasse per strada. Oggi, martedì 26 febbraio 2002, alle 13.21, 24 microcariche di nitroglicerina hanno decretato
l'inizio della fine per il Silos di Ponte Parodi, l'immensa struttura di grigio cemento che sorge in Darsena.
Sotto il cielo plumbeo sette brevi squilli di sirena, seguiti da uno lungo, hanno dato inizio al count-down, durato dieci minuti. Fra la folla assiepata sulle Nave Italia è cominciata a
crescere l'eccitazione, mentre si davano le ultime controllatine alle macchine fotografiche: «non vorrei mancarlo», mi spiega sorridendo, quasi come per scusarsi, il tipo che mi sta accanto. «L'importante è che la tirino giù, quella schifezza», gli fa eco senza scomporsi il mio binocoluto vicino di destra.
I minuti passano, e nell'eccitazione diventano tutti loquaci. Non c'è nessuno che non sia
contento della demolizione, decido di fare un po' l'avvocato del diavolo: «scusate, ma non avete seguito le polemiche sui giornali, c'è chi dice che si tratta di un'architettura molto importante, bella».
«Ma che bella e bella, u l'è un ravattu», scalpita una signora di mezza età. «Sono le solite polemichine fra architetti e intellettuali», questa volta è un uomo a prendere la parola, giacca e cravatta e piglio da manager, «la verità è che
la città ha bisogno di tirar giù il silos per continuare a recuperare il centro storico. Ubi maior minor cessat».
«Cade! Cade!». È un falso allarme, ancora non succede niente. I discorsi comunque cessano e tutti si concentrano in attesa dell'esplosione.
Il vento ci porta il conto alla rovescia, recitato sul palco delle autorità: «quattro, tre, due, uno..». Un attimo di silenzio e poi
un boato secco e forte, di quelli che fanno vibrare la cassa toracica. Silenziosamente, quasi con timidezza, senza alzare un solo granello di polvere, la fetta più a mare del Silos si inclina e
cade a soldatino, senza accasciarsi. Un altro fragore, più sordo, mentre atterra: un nuvolone di detriti si alza vittorioso.
Applauso.
Quando la nuvola si dirada, appare il bestione ferito. Non l'hanno fatto esplodere tutto in un botto, non sarebbe stato possibile: c'era il rischio che la struttura del molo cedesse sotto il peso, o addirittura che si alzasse
un'onda d'urto tipo maremoto in pieno porto. E così il vecchio silos - costruito nei primi anni '60 - è stato affettato in verticale con il filo diamantato e verrà fatto brillare fetta per fetta in nove puntate (5, 11 e 22 marzo; 2,12 e 22 aprile; 6, 14 e 24 maggio),
ogni volta un pezzettino. Per avere un po' di spettacolo bisognerà aspettare che facciano brillare la torre, alta 70 metri.
Nel giro di due mesi non resteranno che macerie: la città avrà un nuovo skyline. Ma soprattutto si potranno iniziare i lavori per il
progetto del nuovo Ponte Parodi, un tassello vitale per il recupero della Darsena e del centro storico.
Il rilancio di Genova passa anche per la dinamite.