Su una placchetta d'ottone c'è scritto «Università di Genova - Aula Fabrizio De Andrè»: siamo in via del Campo, dove stamattina, lunedì 25 febbraio, un'eterodossa cerimonia musical-poetica ha inaugurato il primo spazio per studenti della via. Dedicato al Faber, che questo vicolo cantò, decretandone la fama.
50 posti in dieci file da cinque, poltroncine rosse imbottite, intonaco color sabbia, tutta una parete con mattoni di pietra nera a vista (le mura del Barbarossa, anno del Signore 1160)... difficile riconoscervi il vecchio negozio di dischi di Gianni Tassio.
«Non potevamo fare altrimenti», spiega Pier Luigi Crovetto, preside della facoltà, «non sarebbe pensabile voler recuperare via del Campo senza il nome di Fabrizio de Andrè, vero e proprio ambasciatore della strada e della città. Anzi, noi puntiamo parecchio su questa intitolazione: ci riappropriamo dei valori della memoria collettiva per lanciarci verso il futuro». Il futuro in questo caso vuol dire un nuovo corso di laurea per interpreti e traduttori, che qui avrà uno spazio adeguato per far lezione.
Un applauso sancisce il momento in cui la targa viene scoperta. In assenza di Dori Ghezzi, è lo stesso Crovetto che se ne incarica, mentre
Gianni Tassio - maglietta blu con bandiera genovese e scritta "Zena" - si aggira eccitatissimo parlando con tutti. Il fatto che manchi anche l'annunciato Magnifico Rettore fa sì che tutto sia un po' più spontaneo e allegro.
L'idea di dedicare l'aula al Faber è venuta a Lorenzo Coveri, professore di Linguistica generale e amatissimo "professor Keating" della facoltà. «Innanzitutto», esordisce, «ho pensato a De Andrè come traduttore di culture, da quella francese all'americana fino a quella spagnola. Poi come interprete della diversità linguistica e culturale: cantando in genovese, sardo, rom o napoletano ha interpretato il plurilinguismo come nessun altro. E la Facoltà di Lingue non poteva sottrarsi al confronto».
Alla cattedra - per l'occasione trasformata in un mini-palco - si alternano le canzoni di Fabrizio e letture di autori appartenenti al suo universo poetico. Armando Corsi suona
l'Esteve che appartenne al cantautore, mentre Enrico Campanati gigioneggia recitando i testi più celebri: a quelli scritti da De Andrè fanno eco gli originali di Brassens, Edgar Lee Master, Villon, Cohen e Mutis letti da insegnanti madrelingua. Un piccolo percorso, insomma, nelle lingue di Fabrizio De Andrè.