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Il pretesto è un compleanno, il quarantesimo.
Nel 1962 George Maciunas, lituano newyorkese, scrive il primo dei numerosi Fluxus manifestos, concepiti come una forma di pubblicità per edizioni a poco prezzo dell'opera di un artista. L'idea di Maciunas era quella di organizzare eventi e nuovi fenomeni artistici, che si potessero autosponsorizzare attraverso pubblicazioni e performances. Per questo intesse una fitta rete di rapporti personali ed epistolari tra l'Europa e l'America. Per questo organizza il Fluxus Internazionale Festspiele Neuester Musik, dal 1° al 23 settembre 1962, a Wiesbaden. Si tratta, come dichiarato, di composizioni al pianoforte e per altri strumenti e voci, di musica concreta e happenings, di registrazioni e films. Cioè: arte e antiarte, musica e antimusica, poesia e antipoesia. La prassi è corale. Gli artisti appartengono a Paesi diversi. Fluiscono sulla scena internazionale. La musica viene agita con gesti rimasti famosi, come quello di Nam June Paik, One for Violin Solo, durante il quale l'artista coreano spacca lo strumento musicale davanti al pubblico.
Del 1963 è il manifesto di fondazione del "movimento", dissacratore e catartico allo stesso tempo. Fluxus da Flux. La definizione nel vocabolario rimanda ai flussi della dissenteria e delle emorragie. L'arte - l'arte vera - dovrebbe guarire, purgare, purificare quell'arte "ufficiale", prodotto della malattia borghese, di una cultura intellettuale ormai morta, artificiale, astratta, commerciale, compromessa con il mercato. Il flusso deve essere quello dell'acqua, il riflusso dell'onda, la fusione allo stato liquido. Il flusso deve fondere con il calore, deve amalgamare, riunire i nuclei rivoluzionari in un'ideale internazionale degli artisti e delle arti.
If it hadn't been for Maciunas, nobody might ever have called it anything. Così scrive George Brecht nel 1972, ammettendo che ognuno degli altri artisti del gruppo avrebbe proseguito sulla propria strada, se non avesse avuto come unico reference-point Maciunas. E senza di lui gli artisti che l'hanno seguito, che hanno risposto al suo richiamo, alla sua "freschezza di pensiero", pronta alle variazioni e alle varianti, a snaturare e interpretare le opere nella gioia della libera creatività, forse non sarebbero stati tali. Cioè famosi in quanto gruppo. Unito dal principio di onnipotenza del pensiero di Maciunas. Verso una Total Art, utopistica e insieme ironica. Un grande scherzo, un grande scherzo serio. Come seria dovrebbe essere, in definitiva, l'arte.
Villa Croce, dunque, ci propone una ripresa dello Spirito Fluxus. Parziale, purtroppo. Con grandi assenze. Niente di John Cage e niente di Ray Johnson, le radici musicali e mailartistiche del Fluxus. Pochissimo Maciunas, trattato come uno dei tanti, confinato in "soffitta", con oggetti scarsamente significativi. Niente degli italiani. Il Fluxus, nel nostro Paese, a quanto pare, si identificherebbe soltanto con Giuseppe Chiari. Gianni-Emilio Simonetti, il maggiore promoter, teorico e performer del movimento soprattutto nel nord Italia, viene taciuto, annullato. Walter Marchetti, fondatore a Madrid di Zaj, e Paolo Castaldi, entrambi seguaci della scuola di Darmstadt e quindi delle teorie di Cage, non esistono. Nessuna opera documentata neppure di Gianfranco Baruchello o di Maurizio Nannucci e di altri che hanno incarnato all'epoca lo spirito del movimento con opere anche molto significative.
Forse il termine di Costellazione coniato per la mostra vorrebbe giustificare scelte (con il massimo rispetto per i presenti), in taluni casi, di contorno? Un comitato scientifico mutilo di nomi come quelli di Arturo Schwarz, Daniela Palazzoli, Mirella Bandini, ecc. e compromesso direttamente con gallerie e mercanti dal gioco neanche troppo coperto. E perché, ci si chiede, in una città come Genova, così ricca di collezionisti Fluxus, i maggiori di loro non hanno prestato le opere di qualità veramente internazionale al Museo? Perché arbitrii e compromessi? Era necessario? Penso che non siano i tempi giusti questi.
Proprio perché il Fluxus vive. Proprio perché il Fluxus viva nell'autentico suo spirito, in quell'act of flowing: a continous moving on or passing by, as a flowing stream; a continous succession of changes (George Maciunas, 1963).
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