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Societas Raffaello Sanzio a Genova

 
Doppio appuntamento con uno dei gruppi teatrali più interessanti della scena italiana del momento. "Buchettino" e "Giulio Cesare" al Modena
 
   

     
06 febbraio 2002
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mentelocale di
Laura
Santini
   
Due spettacoli, un incontro e, volendo, in libreria un libro che parla di loro, attraverso la loro stessa testimonianza: Epopea della polvere. Il teatro della Socìetas Raffaello Sanzio 1992-1999 (Amleto, Masoch, Orestea, Giulio Cesare, Genesi) Ubulibri.
La Societas Raffaello Sanzio (una compagnia teatrale nata all'inizio del 1981) è in questi giorni a Genova con due spettacoli: Buchettino, per bambini e Giulio Cesare - in scena da venerdì 7 febbraio al Teatro Modena - che li aveva già presentati alla città in passato.

I bambini sono invitati tutte le mattine alla messa in scena della fiaba Buchettino di Charles Perrault. Si entra in teatro, poi da una piccola porta con tende rosse, si entra in un secondo piccolo edificio, dal pavimento in terra e pezzetti di legno, dove sono accomodati circa cinquanta lettini, completi di biancheria, coperte e cuscini. Senza indugi bisogna mettersi a letto, proprio sotto le coperte e con la testa sul cuscino, per poter ascoltare la fiaba. "Bambini qui non c'è niente da vedere" esordisce la narratrice (Chiara Guidi) seduta al centro dello spazio, debolmente illuminato. Sdraiatevi e "chiudete gli occhi perché si tratta solo di ascoltare". Suoni, rimbombi, scalpicci, rumori del bosco etc. etc. sono quello che aspetta tutti i piccoli spettatori. Una festa sonora a tratti drammatica e persino tragica. Di certo paurosa, almeno di fronte all'orco che, con la sua voce e i suoi movimenti, scuote tutto lo spazio.

Dopo l'esperienza nei lettini del "teatrino nel teatro", e in attesa del debutto di Giulio Cesare, scopriamo il teatro di questa compagnia attraverso le parole di una delle fondatrici, Claudia Castellucci. In un incontro con il pubblico, l'attrice e regista risponde alle domande di Franco Vazzoler e innesca un intenso e generoso dialogo con il pubblico.

"Mi trovo in difficoltà di fronte ad un approccio di tipo storiografico", dichiara subito Castellucci, spiegando che guardare a ritroso nel loro lavoro, secondo lei, è molto poco interessante. Levando subito un facile appiglio per collocare il loro lavoro e descriverne i tratti salienti, l'affermazione della Castelluci è la prima di una lunga serie di espressioni fondate sul paradosso e sul rovesciamento di facili presupposti. È attraverso la problematizzazione delle parole, dei concetti e delle immagini che questo gruppo procede, senza dare mai niente per scontato. Non c'è metodo, strategia che li affascini. Tutto è messo in discussione, per non cadere in inganno e fare della vera ricerca, indirizzata a superare un impedimento e a realizzare una creazione. Una parola quest'ultima molto cara alla Castellucci che sostiene, "Colui che fa il teatro, rifà il mondo".

Eppure la scelta del teatro è stata casuale, racconta e anche la Romagna non rappresenta un luogo simbolico, ma piuttosto uno dei luoghi possibili in cui a loro è stato facile sottrarsi dal "centro" in senso astratto. Una culla di "deserto" e "degenerato" che ognuno deve cercare e può trovare ovunque, anche in una metropoli.

Ma come funziona il lavoro in una compagnia dai presupposti così destabilizzanti? "Cerchiamo di essere a-metodici", continua Castellucci, "il punto di partenza sono immagini, figure, fantasmi, mai un testo. Perché quando si crede nella libertà, il metodo non regge. Il primo stadio è un magma. Dopo l'accumulo, che avviene tutto nella mente del regista (suo fratello) Romeo, c'è il confronto con gli altri elementi del gruppo, questi fanno proprio il materiale rendendolo ulteriormente fertile. Quindi c'è l'incontro con il testo, che è il terzo momento di acquisizione". Le domande si susseguono con bramosia e la Castellucci non è mai stanca di rispondere. E molte sono ancora le domande, ma venerdì c'è il Giulio Cesare e qualcosa sapremo ancora.

Il sito della compagnia è www.raffaellosanzio.org
 
 
 
 
 
 
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