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Società & Tendenze

Io alla Citta' dei Bambini

 
Un ventenne vive le esperienze dedicate ai più piccoli nella Città dei Bambini, una visione alternativa di questo mondo a misura di bimbo.
 
   

     
21 novembre 2000
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di
Cristiano
Siri
   
derviscio
La Città dei Bambini è destinata ad accogliere piccoli visitatori fra i 6 e i 14 anni; bene, io ho 20 anni, quindi sono fuori target. Gli studiosi dell'infanzia, fior fiore di pedagoghi hanno studiato le esperienze che si possono vivere qui dentro in maniera ottimale per una determinata fascia d'età.
Io condurrò il mio personale esperimento: valutare l'effetto di tali esperienze su di me, un misero "fuori-target". Non assicuro l'utilizzo di un metodo scientifico per le mie personali valutazioni, anzi. Le porte dell'ascensore dischiudendosi mi permettono di osservare per la prima volta il percorso rosso sulla moquette, colore che dovrò seguire nella mia peregrinazione in questo luogo dincanto per potere vedere e provare tutte le meraviglie presenti.
Mi inoltro nell'area 3-5 anni: prima mi imbatto in specchi di vario tipo dei quali non intuisco l'utilità; quindi scorgo il simulatore del vento e mi diverto per qualche secondo a spostare le griglie che modificano la direzione della brezza: solo allora intuisco lo scopo degli specchi che pochi istanti prima avevo velocemente catalogato come inutili: permettere allutente di rimediare ai danni procurati dal simulatore di vento alla propria capigliatura.
Riprendo la mia esperienza entrando in quella definita "area cantiere", ricolma di mattoni in gommapiuma piuttosto pesante che i bambini dovrebbero utilizzare assieme a vari carrelli con binari per costruire le pareti di una casa della quale è presente la struttura portante. Ciò che attira maggiormente la mia attenzione è un asta bianco e rossa che deve essere abbassata da un bimbo per controllare il traffico dei carrelli sui binari: il mio cervello elabora in pochi istanti l'eventualità che tale ruolo venga affidato ad un bambino "cattivo-dentro" che si diverta a farla sistematicamente abbattere sui crani dei colleghi impiegati nel trasporto mattoni, ma vengo immediatamente rassicurato dalla mia guida in quanto tale asta è dotata di ammortizzatore in fasce discendente che impedisce la pratica di tale raffinata tortura.
Dopo ulteriori indagini scopro che la vera tortura viene inflitta agli animatori della città che in pochissimi istanti, al cambio di turno dei bambini, devono smontare i muri costituiti da migliaia di mattoni impilati e accade non di rado di procurarsi enormi bernoccoli agendo in strutture a misura di bimbo.
Proseguendo metto alla prova il mio olfatto: su quattro odori riconosco solo quello della gomma da masticare, sbagliando la violetta e altre fragranze meno urbane. Triste dell'insoddisfacente risultato mi maschero dietro un forte raffreddore simulando starnuti per non essere schernito dai bimbi che mi circondano. E' il momento del tatto: infilo le mani in due scatole buie e in pochi istanti indovino il contenuto di entrambe, quindi con plateali gesti urlo "Maaaaaa vieniiiiii! Ma chi sonoooooooo!" alla maniera di Giacomo nel film Tre uomini ed una gamba quando batte a braccio di ferro il povero bambino che lo aveva sfidato....
Pochi istanti dopo seguendo il sentiero rosso entro nell'area 6-14 anni dove a rigor di logica dovrei sentirmi più a mio agio. Subito appare davanti ai miei occhi lattrazione che maggiormente mi incuriosisce: il formicaio! Dopo un rapido sopralluogo mi rendo conto che è al di sotto delle mie aspettative di adulto e la prima lugubre domanda che mi pongo è come le formiche possano avere capito che una determinata area della struttura è adibita a loro cimitero; la prima risposta che mi balena in testa è che i gestori dellarea abbiano in principio tolto la vita a centinaia di formiche in tale punto, imprimendo, con metodo empirico di indubbia efficacia, nella coscienza sociale delle formiche il luogo destinato a cimitero. La mia guida smentisce la mia teoria, affermando che lo hanno capito da sole. Per vedere il dentro del formicaio mi inoltro in un tunnel dove incontro barriere architettoniche contro gli adulti: laltezza e la larghezza del tunnel metterebbero in difficoltà anche il più grande contorsionista mondiale, ma non mi devo lamentare: sono un "fuori-target".
Entro nell'area più tecnologica: la mia prima impressione è che si tratti di una discoteca. Infatti i bambini saltano e ballano, le luci sono stroboscopiche e in sottofondo vi è una musica quantomeno alternativa. La mia guida mi spiega che in molti punti di questarea la moquette è sensibile ai movimenti dei bambini e in base a questi può produrre suoni e luci.Vorrei mettermi a ballare sui tasti in terra come nel film Big, ma dovrei abbattere dei bambini che ingombrano la tastiera disegnata sulla moquette. La mia fedina penale è meglio rimanga pulita, quindi, ahimè, rinuncio. A pochi metri da me esiste uno studio televisivo a misura di bimbo, dove provette Lilli Gruber sono proiettate in fondali marini da fantasiosi piccoli Jocelyn. L'ultima esperienza che provo, ma senza dubbio la più scioccante, è quella di essere chiuso in una stanza triangolare dove tutte le tre pareti sono specchi, trovandomi così circondato da migliaia di mie immagini riflesse, wow!
Recupero la giacca e abbandono questo luogo dincanto.
Mi avrà giovato? Ai posteri l'ardua sentenza.
 
 
 
 
 
La Città dei Bambini
Area Porto Antico - Magazzini del Cotone - 1° piano
tel 010 2475702 fax 010 2475712
cdibimbi@split.it
www.cittadeibambini.net
Chiuso: lunedì

Orari d'apertura: da ottobre dal martedì alla domenica 10.00, 13.00, 13.30, 15.00, 16.30; Servizi aggiuntivi: numerose attività didattiche per le scuole. Abbonamenti per famiglie: 10 ingressi 30 Eu; bambini 6 Eu adulti 5 Eu


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