«Quando uno si mette a scrivere un libro ci mette dentro un po' di sé, di quello che è, ma soprattutto di quello che vorrebbe essere». Così
Lorenzo Licalzi racconta, durante la presentazione a mentelocale café, la genesi dei personaggi del suo romanzo
Io no. «Che poi i personaggi vivono di vita propria. Sembra una di quelle frasi fatte, che quando uno la sente detta da un intellettuale pensa sia una sciocchezza. E invece è vero».
Ecco allora che Flavio, Elisa, Laura e Francesco, protagonisti del romanzo, prendono una vita propria, una direzione autonoma alla volontà dell'autore. «Il libro finisce come finisce perché il personaggio di Francesco mi ha portato verso quella conclusione». E sì che c'è tanto di autobiografico in questo romanzo. «L'ho ambientato a Milano e non a Genova, la mia città, ma lo spunto nasce da una cena da Gualtiero Marchesi che ho fatto. Per un certo periodo ho diretto un'azienda, ho viaggiato per il mondo, sono stato a New York e Nairobi, ho avuto un vespino azzurro e mi sono ubriacato, anche più di una volta». Poi ci sono gli spunti presi dagli amici, dalle persone che Licalzi ha amato di più. «Lo dico anche nella dedica, quando cito Mario "Macchina Umana" Cevasco. Molti degli aspetti della vita di Francesco, e anche qualche episodio del romanzo, sono ispirati a lui».
Parla con piglio ironico, Licalzi, scherza quando dice che come scrittore vale «quanto un due di briscola» in quanto esordiente, e racconta di come in origine il romanzo fosse più ponderoso «ma poi l'editore mi ha fatto capire che non era il caso di dilungarmi e uscire dal
plot. Mi hanno asciugato, eccome se mi hanno asciugato!». Del resto, confessa, la sua vena di scrittore è prevalentemente comica. «Ora sto scrivendo un romanzo ambientato a Genova: parla di un infermiere del San Martino che ha come unico scopo quello di conquistare le donne, una dopo l'altra. Per farlo si adegua alla loro personalità, è un camaleonte. Finché non conosce una segretaria
new age...»
Quando poi gli fanno notare che scrive dei dialoghi plausibili, spiega che si è limitato a scriverli così come si svolgono dei normali dialoghi tra persone normali. «Ogni tanto» scherza «si leggono dialoghi che andrebbero recitati da Gassman perché fossero credibili». Se invece gli si fa presente che sa creare dei personaggi femminili a tutto tondo, spiega, in barba alla sua professione di psicologo, che «della psicologia delle donne non ho mai capito nulla, come tutti gli uomini, del resto. Però mi ha sempre affascinato scrivere di una donna». E se, per finire, gli chiedete a cosa si ribelli, a cosa risponda "Io no", oggi, sorride. «Potrei dire no a certe trasmissioni televisive, a certe persone che incontro per strada e che non mi piacciono per niente, a certe situazioni della politica italiana. Ma ormai "no" non lo dico più, sono invecchiato».