Passaggio in Liguria. Per cogliere il senso dell'ultima mostra di Palazzo Ducale, bisogna soffermarsi sul sottotitolo, scansando il richiamo pubblicitario dei grossi nomi.
Con
Kandinsky Vrubel' Jawlensky e gli artisti russi a Genova e nelle Riviere, aperta fino al 17 febbraio 2002, continua quella paziente opera di ricostruzione della memoria su cui è da tempo impostata la filosofia espositiva di Palazzo Ducale.
Questa volta l'operazione si concentra sulla presenza di personalità russe in Liguria, nell'800 e nel primo Novecento. Un fenomeno tutt'altro che di seconda portata, inaugurato dalla
visita ufficiale dello zar Nicola I nel 1846, suggellato dal soggiorno della zarina nel 1874-75 e chiuso con la
Conferenza di Genova del 1922. E soprattutto un fenomeno che vide approdare nelle nostre terre i grandi nomi della cultura russa: Kandinsky, che soggiornò a Rapallo nel 1905-6, Vrubel', a Genova nel 1894, Jawlensky e personalità come
Gogol', Cechov, Chaikovskij e Gorky, oltre che decine di altri pittori.
Come ha sottolineato Arnaldo Bagnasco, nel ruolo del padrone di casa, per tutti questi artisti «il passaggio in Liguria non è stato solo un soggiorno o una fuga, ma una vera e propria svolta nel mondo della loro arte».
Vasily Kandinsky ad esempio giunge in Riviera con la compagna Gabriele Munter proprio nel momento in cui stava maturando la transizione fra il figurativo e l'astrattismo. La
solarità mediterranea ha un impatto fulminante soprattutto sull'opera di Jawlensky, che a Bordighera nel 1914 realizza una serie di paesaggi di
notevole importanza, improntati su una luminosità tagliente e una misurata regia cromatica.
E poiché al centro delle opere di questi artisti ci siamo spesso noi liguri e la nostra terra, questo viaggio ha il sapore di un
viaggio nella nostra identità.
Le opere in mostra, circa 250, accuratamente disposte negli spazi del Munizioniere (che per l'occasione ha recuperato un elegante e luminoso color bianco), permettono di conoscere
artisti poco noti in Italia. La grande scoperta di quest'esposizione è senz'altro
Michail Vrubel', uno dei più importanti pittori del simbolismo europeo, fondamentale personaggio della cultura visiva russa, di cui costituisce il ponte fra il realismo ottocentesco e la sperimentazione che sfocerà nelle avanguardie. Questa di Palazzo Ducale è per l'Italia
la prima occasione di conoscere a fondo l'opera di Vrubel', sia pittorica che scultorea, ed è sicuramente una piacevole scoperta.
Alexei Jawlensky gode di maggior notorietà, ma è anche lui sconosciuto al grande pubblico. Riconducibile all'
espressionismo, amico di Kandinsky e di Franz Marc, rimase affascinato da Matisse, dai Fauves e dagli espressionisti tedeschi. In mostra si può ammirare un sintetico ma completo riassunto del suo percorso artistico, dai disegni, alle opere espressioniste (alcune splendide) fino agli esiti astratti degli anni '20.
Di Kandinsky, che non ha bisogno di presentazioni, sono esposte una decina di tele astratte, fra cui
alcuni capolavori, e le tavolette del 1906 che immortalano il
Tigullio.
Quest'esposizione è il primo atto di un trittico imperniato sullo scambio culturale fra
Genova e San Pietroburgo (che vedrà in primavera una seconda tappa con la mostra delle opere genovesi dell'Ermitage). Non si tratta della classica mostrina itinerante: è un prodotto «fatto in casa», come giustamente e fieramente sottolinea lo staff del Ducale, e che
vale la pena vedere.
Leggi l'intervista di Linda Kaiser al curatore della mostra
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Nelle foto: sopra, l'ingresso della mostra; sotto, un tratto dell'esposizione