continua da Il teatro vivente di Lella Costa - I°
In che direzione sta andando il teatro italiano? C'è un'unica direzione o tante che vengono percorse
Oltre che parlare del teatro morto o moribondo, che è poi come per il romanzo, sono decenni che lo danno per spacciato, ma a me risulta che continui a godere di una certa vita, sicuramente è in atto una trasformazione e un cambiamento. Credo che si faccia molta fatica, soprattutto da parte delle organizzazioni produttive tradizionali del teatro, pensiamo agli stabili, ai circuti statali e parastatali, che sono veramente malati di elefantiade, a stare appresso a questo cambiamento. Però in se' porta risultati molto interessanti. Io porto la mia esperienza perché mi sembra statisticamente sintomatica di qualcosa che sta succedendo. Da anni faccio tournée in grandi città, ma anche in provincia, e ho regolarmente i teatri pieni, e questo so che succede anche a una serie di miei colleghi, adesso sono reduce da 2 settimane di Monologhi della vagina dove abbiamo mandato via centinaia di persone... Allora, semplicemente, il teatro stabilisce ed è una straordinaria forma di comunicazione, che per di più ha un'attualità, che in un'epoca di riproducibilità come la nostra, diventa il valore aggiunto e ciò per cui ha senso che il teatro sopravviva, che è l'unicità. Ciò che avviene ogni sera tra quella platea e quel palcoscenico è un unicum che non puoi riprodurre, fatto di alchimie, di relazioni e di fattori umani. Se questo è un valore, se questa grande fascinazione del raccontare storie viventi continua a sopravvivere vuol dire che sta dentro a qualcosa che non è semplicemente sostituibile con nuove tecnologie, che piuttosto gli sta accanto. Il mio professore all'accademia d'arte drammatica, ci aveva dato una bellissima definizione di teatro: "una relazione tra uno spettacolo vivente e un pubblico vivente". Dunque è teatro quello che succederà al convegno, è teatro quello che avviene nel cabaret... perché non importa il luogo, ciò che conta è quello che accade tocchi il cuore, l'intelligenza, la vita, la memoria delle persone. Se non lo fa, significa che non è necessario. Oggi il teatro deve nascere da una necessità di messa in scena e non da operazioni di necrofilia. Perché Nekrosius ha avuto tanto successo? Perché ci mette dentro una tale vitalità e urgenza di dare quella interpretazione, che il pubblico rimane incantato. Se non c'è questa necessità forse è meglio non fare il teatro.
Cosa sta facendo in questo momento?
Ho appena finito i Monologhi della vagina a Milano. Ai primi di novembre riprendo la mia tourneé con "Precise Parole" , la mia ultima fatica, che girerà fino ad aprile, toccando finalmente anche il sud, che mi fa molto piacere.
Quale teatro ama Lella Costa?
Quello vivente. Che nasce da un'urgenza di rappresentare. Non è necesssario che sia un testo nuovo. Con questo sono d'accordo con quello che scriveva
Calabrese in una delle presentazioni di questo convegno, criticando la posizione per cui nuovo sia sinonimo di bello e positivo.
Progetti futuri?
Tantissimi. La ripresa di questi Monologhi della vagina con il cast milanese, che ha avuto grande successo. E poi sto lavorando ad un progetto, che non so quando riusciremo a metterlo in scena. Sempre con Gabriele Vacis (con cui lavoro dal 96) prima o poi faremo una Traviata. Spero anche a Parma. Perché credo che sia una storia meravigliosa, che sta veramente nel cuore e nelle radici del nostro paese e non solo, e che sia un grande affresco sociale, che contiene un tema al femminile di cui non mi stancherò mai.
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Dal 15 al 23 nei teatri genovesi