|
La Festa delle donne
di Aristofane (titolo originale Tesmoforiazuse)
traduzione Edoardo Sanguineti
regia Tonino Conte
scene e costumi Emanuele Luzzati
musiche Andrea Ceccon
maestro del coro Stefania Scarinzi
con Elia Schilton, Enrico Campanati, Pietro Fabbri, Alberto Bergamini, Paolo Cauteruccio, Paola Bigatto, Antonio Carbonetti, Francesca Faiella, Lisa Galantini, Carla Peirolero, Sveva Tedeschi, Roberta Alloisio, Marta Furlan, Susanna Gozzetti, Valentina Martinelli, Rita Salonia.
Inizio di stagione leggero, tra le sicurezze delle scene e dei costumi di Luzzati e un altro classico rivisto per intrattenere.
Su un palco verde come un prato a primavera, gigantesche membra umane di gesso giacciono ai piedi di un'altrettanto smisurata dea, dalle molte tette e una sola mano. L'enormità delle masse sulla scena non è disumana, bensì accogliente e il verde del tappeto quasi profuma di vero. Purtroppo tutta questa suggestione scenica viene calpestata dalle molte donne, riunitesi in questo luogo per celebrare la loro festa e tramare un'azione contro il misogino Euripide, che ne vitupera la fama tra gli uomini. Conscie solo di se stesse e non della scena, le donne ma anche gli uomini e i travestiti che solcano il palco, usano questi volumi come praticabili di un parco giochi, con il risultato che ben presto ci si dimentica della loro "natura" e del possibile significato che stanno lì a rappresentare.
Aristofane, maestro della commedia, in questo testo teorizza il modo migliore di scrivere il teatro, e cela, a mala pena, nell'attacco delle donne contro Euripide, il conflitto storico della drammaturgia, che oppone tragedia a commedia e viceversa. Donne e teatro, i temi che paralleli e a volte coincidenti, scorrono in questa versione aggiornata del testo, dal linguaggio rozzamente attualizzato, che stride e stona quando i recuperi troppo letterari di una metrica antica sono affiancati a sciatti modi di dire ormai abusati.
La rivolta delle donne contro Euripide raggiunge il suo momento più satirico e denigratorio nei confronti del maestro della tragedia greca, quando Aristofane lo tramuta in un mediocre "salvatore" e attore, che goffamente tenta, con ogni travestimento che gli è familiare, la liberazione del suo povero parente Mnesiloco, per lui infiltratosi tra le donne e da queste catturato. Il pubblico ride come al cabaret, quando l'arciere, guardiano del malcapitato Mnesiloco, parla in genovese fronteggiando Euripide. Eppure questo intervento linguistico va oltre il divertimento, e insieme alle scene, ai costumi e ai cori dà spessore alla leggerezza di questa Festa.
Diviso in due parti, una più didascalica e formale nella lunga requisitoria di greche femministe usurpate della loro libertà e in cerca dell'emancipazione nella prima parte, e, in chiusura, quella più dinamica della risoluzione e del confronto fra Euripide e le donne, lo spettacolo resta un po' sbilanciato tra teatro politico e farsa alla Feydeau. Accattivanti le musiche di Ceccon, ripensate nei toni e a tratti orientalizzate, con gridolini e sonorità familiari ben prodotte e presto trattenute, per non cadere nel cliché, dai coreografici cori delle donne.
E dopo teatro: "Menù greco alla Tosse". Un'iniziativa in collaborazione con il Café Barbarossa, in cui viene offerto un piatto tipico e vino della Grecia in onore di Aristofane. Perché il dopo teatro non resti un'utopia.
|