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Il Museo Virtuale Ligure è uno spazio espositivo.
Ligure, perché porta l'esperienza del luogo in cui si produce la ricerca, e mondiale, perché presente in rete attraverso il web-magazine www.mentelocale.it.
I contenuti, rivolti al patrimonio culturale e architettonico, si concentrano sul periodo storico del Novecento e sulla collocazione geografica locale, chiamando in causa i temi del restauro del moderno, e della conoscenza di quanto non possiede ancora il privilegio di una riconosciuta tutela.
Ordinato per sezioni, il Museo si inaugura con uno spazio - una sezione, appunto - intitolata Crimini sull'Architettura, dedicata all'analisi - svolta dagli studenti del corso di Allestimento e Museografia della Facoltà di Architettura, tenuto da Enrico Pinna a Genova, nell'anno accademico 2000/2001 - di quelle attività umane che hanno causato perdite di natura culturale e danni al patrimonio architettonico. Attenti all'esempio fornito dalle recenti imputazioni espresse dal Tribunale Penale Internazionale dell'Aja, ed estendendo lo sguardo fino a comprendere quelle distruzioni che non sono state causate da eventi bellici, gli studenti hanno analizzato cinque diversi temi, cinque possibili "crimini", fornendo al museo le sue prime acquisizioni.
Ho seguito lo sviluppo dell'idea e la sua concreta realizzazione, e vorrei testimoniare alcuni aspetti del lavoro.
I primi ospiti del museo virtuale sono edifici appartenuti, o ancora appartenenti, al patrimonio architettonico locale (il ristorante San Pietro alla Foce, opera di Labò, parzialmente distrutto; le piscine di Albaro di Paride Contri; il padiglione IRI di Angelo Mangiarotti, recentemente demolito; le architetture dell'Ansaldo nell'area della Fiumara) con la sola eccezione, a sottolineare le potenzialità del world-wide-web, di un insediamento modernista dei primi del XX secolo a Valencia, in Spagna: il Cabanyal.
Non tutti gli esempi condividono la stessa "criminalità" subita. Il ristorante San Pietro di Mario Labò, costruito negli anni '30, giace mutilato dalla strada sopraelevata, sacrificato ad una scelta urbanistica che condiziona l'intero l'aspetto della città, in qualche modo, cioè, ad un evento più grande di lui.
Analogie, ma con ben altro rapporto di pesi tra l'opera da realizzarsi, in completamento di un'avenida verso il mare, e gli sventramenti necessari, si possono cogliere con il caso di Valencia.
Le piscine di Albaro, pregevole edificio di Paride Contri, introducono piuttosto il tema del restauro del moderno, avendo subito il solo crimine dell'incuria e, recentemente, dell'abbandono.
Le architetture dell'Ansaldo documentano l'epoca dell'industria pesante genovese, la loro scomparsa si lega alle trasformazioni dell'intera economia cittadina. Individuare aspetti criminali in un processo di trasformazione di tale ampiezza può essere l'origine di un dibattito altrove intrapreso.
Infine, il padiglione di Mangiarotti alla Foce, e la sua recente, silenziosa scomparsa.
In definitiva, l'uso degli strumenti di rappresentazione e archiviazione digitali, permettendo di unire diverse informazioni e di disporre di fonti documentative, favorisce la conoscenza scientifica dello stato e del valore delle opere.
E si propone a servizio della tutela del patrimonio architettonico.
Il Museo Virtuale Ligure offre dunque l'effetto di una composizione "modulare" del sito, al quale, da altri luoghi fisici, possano pervenire gli esiti di studi analoghi o complementari.
La funzione di archiviazione scientifica si accompagna a quella di rilievo e comunicazione delle realtà in atto, della denuncia di possibili pericoli futuri, della ricerca di strategie di intervento.
Valter Scelsi, architetto
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