Nel giugno del 1996 Alberto Giusta e Antonio Zavatteri per la regia di Jurij Ferrini portano in scena
Il Calapranzi al Teatro Garage di Genova, nasce da qui l'idea di fondare un gruppo indipendente e giovane che possa operare nel campo della ricerca teatrale, con il privilegio di autoprodurre spettacoli solo al termine di lunghi percorsi di studio.
Dopo il successo ottenuto con la rappresentazione dello spettacolo al Teatro Duse, il direttore del Teatro Stabile di Genova incoraggia gli attori a costituirsi come organismo produttivo in grado di ottenere il riconoscimento ufficiale del Dipartimento dello Spettacolo e così nell'ottobre del 1997 nasce l'Associazione Culturale dal nome
Unità di Ricerca Teatrale.
La produzione successiva della compagnia è
Cymbeline, King of Britain, ma il passo decisivo che definisce la progettualità di lavoro del gruppo viene compiuto con la messa in scena di
Aspettando Godot. Questa nuova produzione porta all'approfondimento della fase preparatoria degli spettacoli, allunga il periodo delle prove e, soprattutto, consolida il presupposto che la creazione dello spettacolo debba partire da lontano e che non lasci al caso nessun passaggio, dunque eviti tutte quelle mosse sicure che portano senza rischi ad un risultato soddisfacente.
La valenza del termine ricerca, contenuto nel nome del gruppo, non rappresenta più un'appartenenza nominale al Teatro di Ricerca, ma indica una continua sperimentazione volta a comprendere il valore di un corpo in scena, a prescindere da ciò che agisce.
Nel 1999 il nuovo spettacolo della compagnia è
Racconto d'Inverno, l'opera che William Shakespeare scrive immediatamente dopo il
Cimbelino; sulla scena spoglia, che coincide con l'ambiente reale dove è ospitato lo spettacolo, venti attori raccontano una vicenda accaduta ad altri o forse a loro stessi, in un continuo alternarsi di interpretazione e narrazione. Durante la tournée di
Racconto d'Inverno la compagnia allestisce
La Mandragola di Niccolò Machiavelli, in cui un'assoluta povertà di mezzi tecnici e scenografici, una ricerca dell'uso dello spazio teatrale in stretta relazione con la messa in scena e i lunghi periodi di prova consolidano una volta di più l'opposizione del gruppo al teatro-salotto, privo di vitalità e di rischio, fruìto passivamente.
Nella stagione teatrale 2000/2001, il Progetto U.R.T ha presentato al teatro Duse
Aspettando Godot che colloca la compagnia in un settore trasversale, rispetto alla storica contrapposizione tra avanguardia e tradizione, tra repertorio classico e ricerca. La sperimentazione, che è decisiva nel loro percorso è confinata all'ambito recitativo, in cui ogni gesto è scarnificato e ogni naturalismo approssimativo asciugato, allo scopo di narrare al meglio la storia e servire il testo che ha segnato profondamente un secolo. Sempre nella scorsa stagione (1999) il gruppo ha portato in scena, in un nuovo spazio allestito sul palcoscenico del Teatro della Corte,
Schweyk nella seconda guerra mondiale di Brecht coprodotto con il Teatro di Genova.
PROGETTO URT
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I collaboratori del Progetto U.R.T
Soci: Jurij Ferrini, Alberto Giusta, Wilma Sciutto, Antonio Zavatteri.
Attori: Andrea Benfante, Orlando Cinque, Pierpaolo Casanova, Andrea Di Casa, Fiona Dovo, Cristina Ferrajoli, Jurij Ferrini, Fabio Fiori, Alberto Giusta, Antonio Zavatteri, Wilma Sciutto, Fabrizio Matteini, Camillo Milli, Orietta Notari, Fulvio Pepe, Massimo Rigo, Davide Roncallo, Roberto Serpi, Michela Terrile, Marco Zanutto.
Musicisti: Simona Caligiuri, Gianpaolo Caneva, Luca Marenco, Francesco Martano.
Musiche originali: Andrea Ceccon, Andrea Nicolini, Claudio Palli.
Scenografi: Laura Benzi, Enrico Francescon.
Regia: Jurij Ferrini