Davide Tolu è arrivato a mentelocale con un libro in mano, da regalare. Il suo:
Il viaggio di Arnold, viaggio alla ricerca di se stessi e della propria identità. Un romanzo quasi autobiografico.
Arnold come Davide è nato con un corpo di femmina per sbaglio. Davide come Arnold ha "transitato", ed oggi è uomo.
Un bell'uomo, direi. Pizzetto e abbronzatura tattica. Simpatico.
Come sei riuscito a scrivere un romanzo sulla tua condizione di essere umano "diverso", costretto a compiere il cambiamento più radicale che si possa immaginare, senza indurre il lettore a tagliarsi le vene?
Durante la transizione sentivo di avere una sorta di responsabilità nei confronti di chi, come me, stava per intraprendere questo tipo di percorso. Allora ho cominciato a documentare quello che mi stava accadendo, giorno dopo giorno: tutti i cambiamenti del corpo, della voce, quella sorta di seconda adolescenza che vive chi "transita".
Quello che stavo vivendo mi stava insegnando una cosa fondamentale: tutti possiamo cambiare la nostra vita. Ognuno può trovare dentro di sé la forza per raggiungere i propri obiettivi. Per quanto riguarda l'eventuale suicidio dei lettori, ho usato un bel po' d'ironia, e quindi la lettura risulta addirittura divertente.
Ma come hai vissuto i tuoi vent'anni da donna?
Male. Fin dall'età di tre-quattro anni mi sono pensato maschio. Il fatto di avere un corpo femminile mi ha sempre sconvolto. Mi capitava spesso, per esempio, di passare nudo davanti allo specchio e di spaventarmi, il corpo che vedevo riflesso non corrispondeva all'immagine interiore che avevo di me stesso.
E poi ero un tipo aggressivo, asociale. Mi sentivo un fantasma senza corpo e senza la possibilità di avere rapporti con gli altri. Non riuscivo a lavorare, ho sofferto di dislessia... Insomma, un inferno.
E poi cos'è successo?
A vent'anni ho preso l'unica decisione possibile: dovevo cambiare sesso.
Ma vivendo alla periferia di Cagliari non è stato facile avere le informazioni giuste, e così ho incominciato il mio lungo pellegrinaggio per gli ospedali d'Italia. Poi sono tornato in Sardegna, e non ce n'è stato più per nessuno: sono andato dai medici scettici e ho cominciato a fare delle richieste precise a cui non mi hanno potuto dire no.
Se dovessi dare un consiglio a chi sta per intraprendere questa strada, direi che l'importante è apparire sicuri: soltanto voi potete dire cosa siete con sicurezza.
E la tua famiglia come l'ha presa?
I miei genitori mi hanno sempre aiutato, anche se non mi hanno mai incoraggiato. Comunque sono andato via di casa molto giovane perché avevo il terrore che qualcuno potesse mettermi i bastoni tra le ruote ed impedirmi di vivere la mia vita vera, non le balle che raccontavo ad avvocati e medici.
Perché cosa raccontavi?
Semplicemente puntavo tutto sullo stereotipo maschile. Ero un
super macho spacca tutto, insomma, spaventavo chiunque mi passasse d'avanti.
Per esempio sono sempre stato un iper sportivo, c'è stato un periodo in cui mi allenavo tutto il giorno, ogni minuto che avevo a disposizione mi serviva per farmi i muscoli e ad un certo punto ho anche cominciato a non mangiare più... a quel punto ho capito che transitare era l'unica possibilità che mi rimaneva.
E quanto è durata la tua transizione?
Dai venti ai ventiquattro anni sono rimbalzato da uno psicologo ad un altro, da un avvocato ad una altro, poi da quando ho iniziato ad assumere ormoni fino all'operazione è passato un anno e mezzo. E anche per la legge sono diventato uomo.
Ecco, dal punto di vista legale com'è la situazione italiana?
Vanno cambiate molte cose, in questo momento se non demolisci i tuoi organi di procreazione, non puoi cambiare sesso legalmente. In Germania, invece, esiste "la piccola soluzione", provvedimento a cui possono far riferimento tutti coloro che vogliono intraprendere il percorso di transizione: per tre anni la legge ti permette di cambiare sesso senza che ciò sia effettivamente avvenuto.
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