Immersa nella luce azzurro cenere del mare del nord, Margate è una cittadina inglese sul mare (nel Kent, a un'ora e mezza di treno da Londra), che oppone la sabbia gialla della sua ampia spiaggia all'andare e venire della marea. Poco meno di un anno fa, nell'aprile del 2011, un nuovo spazio museale, Turner Contemporary (a cui si lavorava da oltre 10 anni), creato dallo studio di architettura David Chipperfield Architects, e affacciato sul piccolo porticciolo, apriva le sue porte riportando vivacità, dinamismo e cultura alla cittadina di Margate.
Da qualche giorno Turner Contemporary (di cui è direttrice Victoria Pomery) ospita la prima grande mostra Turner and the elements dedicata all'artista - JMW Turner (1775 - 1851) - di cui porta il nome - visitabile fino al 13 maggio 2012 (ingresso libero). E siccome come vuole il nome Turner Contemporary vuole essere un luogo dove l'arte del passato dialoga con quella del presente, sempre al secondo piano, ma nell'altra ala, sono ospitati i lavori dell'artista britannico Hamish Fulton: l'artista camminatore secondo cui camminare è una forma d'arte in sé, in quella che è la sua prima personale (con lavori a partire dagli anni '70 ai più recenti) in uno spazio pubblico dal 2002, Hamish Fulton Walk - fino al 7 maggio 2012.
Dislocate al secondo piano, sono 89 tra acquarelli e dipinti a olio, le opere di Turner prese in prestito quasi tutte dalla Tate, che spaziano all'interno dell'intera carriera dell'artista. «Conosciamo tutti il Turner pittore della luce e capace di utilizzare i colori in modo non consueto» esordisce Inés Richter-Musso, curatrice insieme a Ortrud Westheider, di questa mostra che ha già avuto un incredibile successo nelle sue prime due tappe a Amburgo e Kracovia. «In questa occasione vogliamo osservare ancora una volta il suo lavoro - prosegue Inés Richter-Musso - ma da un altro punto di vista, ovvero guardare alle caratteristiche della sua pittura alla luce dei 4 elementi Terra, Acqua, Aria, Fuoco. A lungo Turner è stato criticato, e in particolare dai suoi contemporanei, proprio per questo dominare nelle sue opere dell'esperienza diretta della natura e questa scarsa attenzione per i dettagli. In realtà non solo all'epoca Turner vantava molti amici scienziati, ma partecipò attivamente al dibattito sulla natura mentre si mettevano le basi della moderna chimica, geologia e metereologia». La fascinazione per la trasformazione degli elementi e in particolare l'attrazione per i vari stadi del processo di trasformazione stesso hanno portato dentro i quadri di Turner una sempre maggior astrazione in funzione di catturare proprio quell'attimo in cui lo sguardo coglie il vento, il mare, il cielo fondersi e aggrovigliarsi in un vortice per via di una tempesta ma anche in funzione del sole che sorge o tramonta. «Quello di Turner è un invito ad entrare a far parte del quadro, dove la visione, il guardare diventa l'oggetto, mentre il paesaggio è sempre meno distinguibile e sempre più la combinazione di terra, acqua, aria e fuoco».
La passione e l'intensità che trapelano da questa mostra - dotata di un favoloso catalogo arricchito di molte altre opere cruciali del percorso pittorico-artistico di Turner e di alcuni saggi di approfondimento frutto di un simposio - sono solo paragonabili alla storia e alla determinazione che ha trasformato un sogno in uno spazio praticabile. Il sogno? Celebrare degnamente Turner e la sua frequentazione di questi lidi. Proprio dove sorge ora il museo, c'era un guest house gestito da una certa Mrs Booth - a lui cara - dove Turner amava soggiornare e dove a partire dal 1820 tornò regolarmente. Uno spazio per Turner, ma anche in dialogo con il contemporaneo e un centro culturale che ridesse stimolo e linfa alla città. Solo un accenno ai primi incontri negli anni '90 che hanno poi portato ad un concorso di idee per il progetto, fino a quando nel 2006 lo studio di David Chipperfield non è stato definitivamente incaricato. Essere arrivati al risultato concreto di uno spazio come questo sarebbe già un grande traguardo, eppure in questa storia c'è dell'altro. Siccome tutta l'iniziativa è partita localmente, oggi è localmente che si lavora altrettanto strenuamente che verso l'esterno. E così Turner Contemporary non è solo un centro espositivo dove tutto lo staff viene coinvolto in visite guidate con i curatori per essere preparato a rispondere alle domande dei visitatori, ma una serie di iniziative di coinvolgimento delle varie fasce d'età tra laboratori, incontri, eventi, progetti e programmi di apprendimento, sembra aver creato un circolo virtuoso quasi utopico.
E se alla fine del giro, di fronte a un'arte che vuole catturare quell'attimo fuggente che fonde l'onda con il vento nel cielo, o il fuoco con il vento, mentre si diffonde nell'aria pervadendo tutto di una nuova luce e nuovi colori, da spettatori ci si sente attrezzati a far lavorare lo sguardo in modo più originale che non sia solo un mettere a fuoco, allora perché non tentare di dipingere la propria veduta dalle magnifiche finestre di Turner Contemporary a partire da uno dei cannocchiali messi a disposizione? Forse manca un cartello ad invitarvi, ma è chiaro che sono lì apposta.
E, a maggio, toccherà ad un'altra cittadina di Margate ad andare in scena: Tracey Emin con She Lay Down Deep Beneath the Sea - dal 26 maggio al 23 September 2012. Una personale ideata in modo particolare per Margate, dove Emin è cresciuta, che indagherà i temi dell'amore, del sesso, del romanticismo nell'opera di Emin (in mostra opere nuove e già esistenti, tra cui disegni, stampe, sculture e neon), mettendola a confronto con una serie di opere a soggetto erotico di Turner (quadri, schizzi e acquarelli). Il tutto a partire da Il bacio di Auguste Rodin, che accoglie i visitatori nella grande sala d'ingresso già dallo scorso ottobre (2011) e fino al 2 settembre 2012. Una giustapposizione di artisti senz'altro ardita e mai indagata e dedicata all'interesse per gli aspetti della sessualità nella vita e in particolare per quella femminile.