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In attesa di essere farfalle

 
1 - Gay Pride. I trans sono meno discriminati delle trans. Come vive chi ha deciso di cambiare sesso. L'associazione Crisalide racconta...
 
   

     
25 giugno 2001
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di
Ale
Fava
   
Venerdì 29 giugno al centro sociale Zapata ci sarà il Gay Pride, seguito martedì 3 dal dibattito "Stereotipo maschile/femminile: oltre il dualismo di genere", alle ore 20,30 qui a mentelocale. Abbiamo pensato di fare un viaggio in tre puntate nelle associazioni che hanno organizzato la festa: Crisalide, Liberi.tutti e L'isola che non c'è.

Essere quello che si sembra e sembrare quello che ci si sente di essere. La transessualità rivendica la scelta del sesso, l'autodeterminazione dell'identità, della pelle a cui ci si sente di appartenere. Che ci siano ancora o meno gli organi sessuali con cui si è nati è un fatto secondario. L'importante è aver deciso la trasmigrazione nell'altro gender. Per questo i trans e le trans genovesi (attenzione, l'aggettivo è riferito al sesso a cui si approda), hanno chiamato la loro associazione Crisalide, un bozzolo che diventerà farfalla. La presidente è Mirella, male to female, come si definisce (era un uomo, ora è donna) e il vicepresidente Matteo, female to male. Mirella mi invita a casa sua, per arrivarci percorro una metacittà, cavalcavia, svincoli micidiali, ponti, ruscelli. Approdo in un luogo che sembra campagna ed è città e mi fa pensare che è un po' una metafora della sua vita.

"Quando una persona decide di cambiare sesso, gli ostacoli che incontra sono talmente tanti che ha bisogno di non sentirsi sola. Vedi, è una questione di cultura e società. Per la strada incontri tante donne che sembrano travestiti o trans, vestono da capo a piedi come uomini e non le noti. Invece se un uomo ha una linea di mascara viene additato e diventa oggetto di commenti. Questa sembra una discriminazione al contrario: le donne appaiono più libere. E invece è una conferma del modello maschile: la donna che diventa uomo sale nella scala sociale, mentre l'uomo che diventa donna scende. Abbiamo parecchi contatti con f-to-m, quasi nessuno ha problemi di lavoro. Anzi, gli fanno i complimenti. Anche perché il fenomeno è meno conosciuto". "Letrans invece vivono come le donne nell'Ottocento", afferma Mirella.

Chi decide che nella pelle in cui è nato, si sente stretto, lotta con diversi pregiudizi. "La famiglia spesso ti abbandona", dice Mirella, "gli amici pure. Ti trovi solo o sola a cercare casa e spesso anche il lavoro, perché se dichiari che vuoi cambiare sesso a volte perdi il tuo impiego o sei vittima del mobbing. Aggiungi che se lo Stato ci passa l'intervento chirurgico per il cambio del sesso, invece tra terapie ormonali e ritocchi estetici (come si fa a girare con la barba, senza seno o con una faccia alla Sylvester Stallone se sei una donna?) spendi 25 milioni per m-to-female e una decina per female-to-male. Insomma è chiaro perché qualcuna sceglie di far la prostituta. Ma attenzione, moltissime trans fanno lavori normali, io ad esempio sono un'impiegata. Anzi ne approfitto per lanciare un messaggio: stiamo cercando un posto per un'informatica ".

La trappola sono anche i documenti. Vai a votare, affitti una casa, trovi lavoro: prima o poi devi raccontare chi sei. "Viviamo in un limbo per due anni e mezzo, da quando iniziamo a prendere gli ormoni sino all'operazione, spiega Matteo."E così per due o tre anni della tua vita hai una faccia che non è la tua. Arcitrans ha pensato ad una tessera che riporta solo il cognome e il numero di carta d'identità del Comune e se un vigile e un poliziotto ti ferma può utilizzare il doppio riscontro. Ma è un palliativo. Dopo l'operazione poi si fa ricorso e in sei mesi finalmente ti chiami come sembri".
Il processo legislativo non è così semplice: "In Italia funziona la grande soluzione", spiega Mirella, "devi andare in tribunale avere l'autorizzazione, quindi fai l'intervento chirurgico e solo in seguito cambia il sesso, dopo varie perizie psichiatriche". "Siamo gli unici cittadini italiani a dover attestare una sana e robusta mente", scherza Matteo. "La nostra proposta invece è la piccola soluzione, come in Germania", riprende Mirella, "cioè poter cambiare il nome subito, iniziata la terapia ormonale. Questo ci permetterebbe di vivere dignitosamente".

Trans: passsaggi, situazioni di confine, "di gioia immensa", dice Matteo, "quando finalmente ti guardi allo specchio e ti riconosci per come ti sei sempre sentito" e disperazione, dolore, paure. Come la vita, o forse più. Crisalide perciò fa counseling telefonico a chi ne ha bisogno."In Liguria siamo una ventina", dice Mirella, "ma ci chiamano da Catanzaro, Brescia, Livorno." In Italia ci sono poi il Mit (Movimento italiano transessuali) di Bologna e le sedi arcitrans di Milano, Roma e Torino.

Per saperne di più: crisalidearcitrans.supereva.it/.
 
 
 
 
 
 
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