In tempo di terrorismo, la foto sul documento di identità è diventata sempre più complessa: sorridente ma non troppo, senza occhiali né capelli sul viso, sguardo dritto all'obiettivo e tutta una serie di prescrizioni più o meno rigide regolate da norme e codicilli. Questo il panorama per tutti, tranne per i religiosi, dalle suore, ai rabbini, ai sacerdoti dei culti più disparati.
Per questo, sentendosi discriminato, il viennese Niko Alm ha combattuto una battaglia legale durata tre anni per vedersi rioconosciuto il diritto a comparire sulla patente di guida con uno scolapasta in testa.
Niente di blasfemo, a parte l'ironia: per una questione di principio il facoltoso uomo d'affari si è impuntato per vedere riconosciuto il diritto a comparire sul documento con il più evidente segno di riconoscimento della sua religione, il pastafarianesimo. Religione inventata di sana pianta, ma che ha creato un vero e proprio cortocircuito nella giurisprudenza austriaca, ponendo questioni non scontate sul più generale riconoscimento del credo religioso.
La parodia dei pastafariani alla fine l'ha spuntata sulla motorizzazione austriaca: nella patente di Niko Alm il suo scolapasta diventa un copricapo religioso e pertanto ammesso nella fototessera. Del resto, lo scolapasta, a mo' di zuccotto, lascia perfettamente riconoscibili i tratti somatici, neanche Alm fosse un rabbino o un imam.
Un caso che ha sbeffeggiato i tortuosi meccanismi della giustizia, in questo caso con un divertente esito kafkiano. Altro che Processo.