Prima di tutto una precisazione: mai nessuna parola leggibile su uno stupido schermo potrà avvicinarsi in qualche modo all'espressione nuda e cruda,
live, di Andrea Ceccon.
Lui non parla, fa versi, sincopi, ritmi.
Musicista , attore e cantante, grande estimatore di stoccafisso, in questi giorni è Adolf Hitler nello Schweyk di Bertolt Brecht messo in scena al teatro della Corte dalla giovane compagnia U.R.T, spettacolo di cui ha composto anche le musiche.
Lo incontro in un bar dei vicoli.
A cosa hai pensato per creare la musica dello Schweyk?
Ho pensato più a suoni e a ritmi cubani che a Varsavia, a un posto dove magari si sta male, ma in cui la gente ride perché non ne può fare a meno, e dove si balla per sopravvivere.
Musicalmente ho preso come punto di riferimento Spicke Jones, che è un compositore di motivetti per cartoni animati. E questo perché con Yurij volevamo fare proprio un cartone animato. Alla fine non abbiamo calcato la mano, e forse è stato meglio visto che si tratta di Brecht.
Con Yurji Ferrini sei andato d'amore e d'accordo?
Certo. Premetto che considero Yurji un genio, è capace di parlare con tutti, accetta consigli, suggerimenti. Poi, è vero, fa come vuole, ma non è un regista despota, non se la tira. E del resto nessuno dei ragazzi della compagnia si atteggia, quello che fanno è lavorare. Hanno un' etica umana molto più forte di quella professionale.
Com'è stato l'impatto Teatro Stabile?
Le prove le abbiamo fatte a Ovada, ed è stato utilissimo perché abbiamo potuto lavorare tranquilli e arrivare allo Stabile avendo ogni cosa sotto controllo.
Yurji ha ventinove anni e se ci pensi... fa paura. È entrato in una struttura come quella della Corte e l'ha governata, tanto che era tutto già pronto tre o quattro giorni prima del debutto. In tutti questi anni non mi è mai capitato di vedere una cosa del genere.
E comunque sia Sciaccaluga che gli altri hanno rispettato il nostro lavoro, nessuno ha rotto i coglioni.
Mi è giunta voce che quando frequentavi la scuola dello Stabile hai tirato un pugno in faccia al direttore. E vero?
Fai finta di non avermi chiesto niente.
Da dove esce fuori il tuo Adolf Hitler?
Quando mi ha detto che avrei dovuto fare Hitler mi sono cagato addosso, non ero molto sicuro di farcela. Poi mi sono messo a lavorare come un pazzo, mi ci sono gettato come una fionda: due mesi secchi.
L'idea iniziale è stata quella del personaggio che spara cazzate e se la ride da solo che a me ha sempre fatto impazzire...
Durante la serata di gala del G8 sul palco del Carlo Felice a rappresentare i musicisti genovesi ci sarà Gino Paoli. Cosa ne pensi?
Io per il G8 me ne vado! Se dovessi rimanere qua mi confonderei in mezzo alla gente che si va a menare in mezzo alla strada.
Per quanto riguarda Gino Paoli, non ho nulla da dichiarare, magari adesso è meno motivato di una volta però ha fatto grandi cose...ha scritto
Il cielo in una stanza,
C'era una volta una gatta...
Comunque se ci fossi io ...ma io non ci andrei mai, perché non voglio fare propaganda a nessuno...
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Andrea Ceccon fra Teatro e Cinema
Schweyk nella seconda guerra mondiale