Bastardo posto: il romanzo di Remo Bassini

Bastardo posto: il romanzo di Remo Bassini

Una vita tranquilla sconvolta da una rivelazione. La gelosia come sentimento corrosivo che distrugge. In sottofondo una città senza pietà. La recensione

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Giovedi 23 dicembre 2010

Remo Bassini è un uomo da provincia. E se Piero Chiara era riuscito a scriverne in maniera sensuale, Bassini la brutalizza fino a farne emergere il suo lato umano più asfaltato.

Bastardo posto (Perdisa Pop, 172 pp, 14 Eu) è una storia perduta fin dall'inizio: te ne accorgi subito che è una lettura parallela a un dolore per tutti.
Paolo Limara è un giornalista bravo, che sa scrivere articoli dove la cronaca odora di letteratura: è sposato, ha un figlio, e ha avuto un'amante che oggi non c'è più. È la sua ossessione: da quando una specie di amico poliziotto gli ha mostrato un video hard in cui l'ha vista farsi prendere da più uomini contemporaneamente, il suo sonno naturale è svaporato.

Vive dentro una veglia farmacologica e al giornale ha perduto la sua posizione di numero due e futuro direttore. Ci sono bambini abusati da un prete pedofilo e una città dove un mafioso di nome Tuddia risulta sempre pulito, pu–li–to, come quelli veri.
C'è Viola, un forse di speranza per Limara, ancora un amore per non sentirsi più addosso le dita lunghe della gelosia: è un romanzo che sembra partire come un racconto, ma resta una storia complicata, divisa in cinque notti.

La notte è il regno dei giornalisti e in quelle ore la gente perbene dorme un sonno senza incubi. Lo sa bene Remo Bassini, direttore di La Sesia, che ha passato tante notti a chiudere gli articoli, con una sigaretta tra le dita, quando fuori l'alba è ancora un pezzo di ghiaccio.
Bassini usa le pagine come bastoni da spezzare sulla schiena: le parole sono bossoli scoperti che aprono alla disperazione di tutti noi.

Se abbiamo l'onestà di ammetterlo, che siamo soltanto dei poveri cristi a bordo di un maledetto viaggio con il biglietto di sola andata. Anche in quella provincia bastarda, però, riesce a trovare un lembo di terra dove la pioggia non scende sempre e la notte – ogni tanto – resta rischiarata da un sorriso di speranza.

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La scheda del libro

Questo è un libro più nero del nero e più vero del vero. Racconta di bimbi misteriosamente scomparsi da anni, e anche oggetti del desiderio di un prete quasi santo. Racconta di chi è calpestato e di chi verrà schiacciato, annientato, deriso, calunniato solo perché ha osato ribellarsi, denunciando. Questo è anche un libro sul male: oltre i cadaveri scomparsi, oltre le macchinette mangiasoldi e quel che c'è dietro, oltre il tradimento, oltre la corruzione che coinvolge forze dell'ordine e organi di informazione, oltre il potere mafioso c'è il male, quello di cui i giornali non diranno mai, perché è invisibile e potentissimo. Il tutto raccontato in cinque notti. Solo una deflagrazione potrà alla fine dare un po' di pace a Paolo Limara, giornalista che non sa decidersi se vivere da pecora o da leone, e a don Guido, un prete alla prese con i segreti degli altri e con la propria coscienza. Cinque notti, e un manichino nudo, che guarda la città. C'è tanto buio, e c'è solo un filo di speranza: solo qualche scheggia impazzita cercherà di destabilizzare il potere invisibile.

[ibs.it]

Alberto Pezzini

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