Sofia Coppola, la gran furbona. I 15 minuti di Somewhere, presentato ieri in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, sono quanto di più spietato si potesse dire e mostrare dello showbiz e della società italiana: servilismo, superficialità, mancanza di senso delle proporzioni e cattivo gusto. L'apice lo si tocca con un balletto di Valeria Marini, che si strofina addosso allo spaesato Johnny Marco (Stephen Dorff) sul palco dei Telegatti: stacco netto, e vediamo Johnny e la figlia che se la svignano dall'Italia. Con la valigia tra le gambe e gli occhi di quelli che di pazzia ne hanno assorbita a sufficienza.
Sofia Coppola, la gran furbona: sì, perché nonostante tutto questo, il suo film è coprodotto da Medusa, che lo distribuisce da oggi in ben 250 copie. E nonostante tutto questo, in conferenza stampa ha detto di non pensare nulla di male della nostra televisione: «Lo showbiz è uguale in tutto il mondo: volevo solo creare un contrasto tra quella realtà e il rapporto del protagonista con la figlia». Come no. Che gran furbona.
Pare che comunque il gioco abbia retto, grazie anche all'inesausto piacere con cui noi italiani godiamo a flagellarci. Intanto la realtà imita l'arte che imita la realtà: nonostante il ruolo "esemplare" ricoperto nel film, ieri sera la Marini sfilava davanti al Palazzo del Cinema con strascico torrentizio e codazzo di accompagnatori. Qualcuno le spieghi.
Ma torniamo all'opera, che è di valore. La Coppola l'ha scritta ripensando alla sua infanzia al seguito del padre, il regista Francis Ford Coppola. Un'infanzia piena di alberghi, di strade e di trasmissioni in idiomi incomprensibili (Somewhere farà un effetto molto diverso all'estero, dove per scelta non verrà sottotitolato nelle parti in italiano: basti pensare alla scena in cui padre e figlia guardano Friends in TV doppiato). In questo senso, pur essendone protagonista un attore quarantenne, ostaggio di una vita vuota di stimoli e di una sequenza infinita di stanze d'albergo, il vero fulcro della storia è la ragazzina interpretata da Elle Fanning. Attorno a lei e alla sua malinconia, si addensano necessità, speranze e desideri del padre: un'ipotesi di concretezza in una vita astratta.
Il film è composto di microstorie, quasi cortometraggi autosufficienti, dotati di un'ironia sottile e distaccata. Le gag sono spesso da film muto, anche se il sonoro è usato con grande accortezza (basti pensare alla presenza del respiro nella scena del trucco). In una delle prime situazioni, Johnny si addormenta nella sua stanza guardando due lap dancers "a domicilio": quando le ragazze vedono che si è assopito, spengono lo stereo e ripiegano il palo portatile. Sullo sfondo, la TV è accesa e silenziosa.
Non si preme mai sul pedale della farsa, fermandosi sempre un passo prima della gag, se non nel siparietto con il massaggiatore. Non si ricerca il colpo ad effetto, ma la progressiva emersione del ridicolo implicito nelle azioni ripetitive e prive di significato.
Per gli amanti del gossip, ricordiamo che la Coppola è anche la ex-fidanzata del presidente di giuria Quentin Tarantino, che ha giurato e spergiurato di mantenere assoluta imparzialità di giudizio, nonostante i molti amici e conoscenti presenti a vario titolo in concorso (ci sono ben sei film americani). Quando gliel'hanno riferito, Sofia ha risposto: «Davvero? Beh, mi fa piacere saperlo». A questo punto si suppone l'abbia scaricato lei.