In una città del Missouri, negli Usa, che può simboleggiare qualunque città del mondo, uno studente si preparava a compiere una strage di compagni di classe ed insegnanti. La polizia locale è riuscita a sventare questo massacro grazie alla segnalazione di un genitore che, avvisato dal proprio figlio, aveva notato come l’aspirante killer avesse annunciato i suoi propositi di morte su Facebook. Ha prevalso la fiducia genitore-figlio, fondata su un dialogo che diventa sempre più online. Ma non è garanzia di successo.
Secondo una ricerca Aol-Nielsen, oltre il 70% dei genitori è amico su Facebook dei propri figli adolescenti. Quasi sempre è il genitore a fare richiesta di amicizia virtuale al figlio che, quasi sempre, si vede costretto ad accettare. Ma la stessa ricerca rivela che almeno un terzo dei ragazzi vorrebbe eliminare i genitori dai propri contatti. Avere mamma e papà tra gli amici, accanto ai compagni di classe, e agli amici più intimi, per non parlare della fidanzata, non sempre produce reciproca soddisfazione.
I genitori usano Facebook per sorvegliare i figli, che invece vedono il web proprio come uno spazio di privacy autonomo dallo spazio familiare, sia fisico che affettivo. È il caso di un teenager americano, che si faceva prestare continuamente soldi dal padre per poi pubblicare su Facebook foto dove il ragazzo esibiva la sua dolce vita. In rete ormai circolano proverbiali racconti di situazioni imbarazzanti in cui i genitori, forse difettando di riservatezza, irrompono sulla bacheca dei propri figli su Facebook. Figli nativi digitali e genitori dinosauri analogici in via d’estinzione – è un’antitesi ormai d’uso comune: i figli iper-tecnologici non riescono più a farsi capire e seguire da genitori rimasti offline.
Ma il problema non sta nella tecnologia. È nel rapporto genitori-figli. Ha fatto il giro del web la storia di un tredicenne di Washington che aveva organizzato da solo e dal nulla una campagna mediatica su internet per denunciare l’ingiustizia subita dal nonno, una guardia giurata della metropolitana di New York col cancro al fegato allo stadio terminale, che è stato messo in pensionamento con un quarto della pensione che gli spettava. In fin di vita e senza soldi, il nonno è finito in bancarotta ed è morto poco tempo dopo. Logan, il nipote tredicenne, si è ribellato a questa ingiustizia e ha messo in piedi un gruppo su Facebook per la sua famiglia, gli amici, i colleghi del nonno e i malati di cancro. Oggi sono 25.000 membri. Con l’aiuto della famiglia, Logan ha sensibilizzato l’opinione pubblica su questa ingiustizia, che peraltro non è ancora stata risolta.
In una situazione eccezionale e tragica si è formato un legame familiare fortissimo fra tre generazioni, che insieme movimentano migliaia di commenti e interventi, dentro e fuori la rete.
Tra web, cellulari e videogiochi, la tecnologia alza un muro invisibile tra le generazioni nate senza e quelle nate con. Ma per essere buoni genitori non serve Facebook. Basta la fiducia che nasce parlando a tu per tu, senza spiarsi o nascondersi dietro uno schermo.